«Quali sono le norme della Privacy che regolano il controllo dei mastelli della raccolta differenziata?»

0
977

«Dove si ferma il limite tra controllo dei rifiuti privati e Privacy?» Una domanda che alcuni cittadini si sono posti e che giriamo ad AXA, l’azienda che gestisce la raccolta differenziata nel Comune di Veglie

 Il primo dicembre è iniziato nel Comune di Veglie il servizio di Raccolta Differenziata gestito da AXA Aziende per l’Ambiente.

Dopo le prime naturali e previste difficoltà, dovute al radicale cambiamento della raccolta rifiuti diversa da quella a cui i vegliesi erano abituati da anni (sicuramente male), la Differenziata ha dato i primi ottimi risultati con una percentuale di raccolta che ha superato il 75% già nelle prime due settimane.

“Cominciare Bene” era uno dei primi obiettivi da raggiungere ed è stato pienamente ottenuto grazie alla collaborazione dei vegliesi e all’efficace campagna di informazione e comunicazione che ha messo in campo AXA con tutto il suo staff e con, in prima linea,  l’amministratore ing. Giampiero Corvaglia. Una campagna di comunicazione moderna, veloce ed efficace che ha fatto dei “social media”  importanti strumenti per mettere in contatto cittadini e azienda. Non sono mancate riunioni e dirette video con domande e risposte in tempo reale. Tutte iniziative a vantaggio dei Cittadini, del Comune e della Raccolta Differenziata.

Succede poi che leggendo il nuovo avviso sul profilo “Raccolta Rifiuti Veglie” nascano nuove domande del tipo: «E la privacy?»

Sembrerà banale o di poca importanza, ma la questione privacy tocca anche l’argomento rifiuti. In un mastello della spazzatura si possono trovare “indizi” di vita personale e privata che si vorrebbe rimanessero tali. Per esempio scatole di medicine per la cura di malattie particolari; corrispondenza privata; documenti con dati bancari o postali;  test di gravidanza; bollette telefoniche; riviste politiche e quant’altro riguarda la sfera privata. Può un operatore dell’azienda di igiene urbana o chi per lui controllare un mastello di rifiuti riconducibile con certezza ad una famiglia o ad una persona in particolare?

Dopo aver letto l’avviso di AXA e riscontrato le prime perplessità, abbiamo fatto alcune ricerche scoprendo che l’argomento non è per niente banale e che addirittura proprio il garante della privacy ha emanato alcune restrizioni che regolamentano il controllo dei rifiuti in special modo nel caso della raccolta differenziata.

Con questo articolo non si vuole assolutamente lanciare delle accuse o fare delle critiche riguardo i controlli dei mastelli personali delle famiglie. Si vuole semplicemente cogliere l’occasione per chiedere ad AXA quali sono le  regole effettive in questo campo e come si intende in futuro controllare il “Gesto Giusto” che i cittadini andranno ad effettuare per una corretta raccolta differenziata.

Il Garante della Privacy ha sottolineato le strette correlazioni tra l’atto di frugare nella spazzatura altrui e la lesione della privacy; infatti ha vietato, alle amministrazioni comunali, le verifiche indiscriminate sui sacchetti dell’immondizia volte a individuare i trasgressori delle norme sulla raccolta differenziata. La privacy dei cittadini risulta dunque inviolabile e nessuno deve lederla. Diverso è il caso in cui si trovano sacchetti abbandonati nelle campagne per i quali possono essere effettuati dei controlli previa autorizzazione.

Secondo quanto scritto nelle disposizioni, il Comune non può inviare i propri ispettori a rovistare nei cassonetti per poter poi elevare multe; i controlli devono essere mirati nei confronti di soggetti specifici per i quali vi siano già indizi di violazione dei regolamenti sulla differenziata.

Il Garante della Privacy ha dato disposizioni cercando di bilanciare il rispetto della disciplina sulla raccolta differenziata e il diritto degli interessati a non subire violazioni ingiustificate della propria sfera di riservatezza.

Da parte nostra ci limitiamo a riportare,  in maniera generale e non per Veglie in particolare,  alcune norme e alcuni principi  che regolamentano questo campo.

  • Una delle prime regole che sono state messe in chiaro dal Garante della Privacy è che “I sacchetti trasparenti che in alcuni comuni si chiede di usare ai singoli cittadini per controllare il rispetto della raccolta differenziata violano la privacy dei cittadini”. Pertanto per la raccolta della plastica e dell’indifferenziata possono essere usati i classici sacchi neri o colorati non trasparenti.
  • Riguardo il controllo per risalire a chi ha conferito rifiuti violando le regole, il Garante della Pricacy ha stabilito che: “Agli organi addetti al controllo è riconosciuta la possibilità di procedere a ispezioni di cose e luoghi diversi dalla privata dimora per accertare le violazioni di rispettiva competenza. Tale facoltà deve essere esercitata selettivamente nei soli casi in cui il soggetto, che abbia conferito i rifiuti con modalità difformi da quelle consentite, non sia in altro modo identificabile.”  Risulterebbe, quindi, invasiva la pratica di ispezioni generalizzate, da parte del personale incaricato (agenti di polizia municipale, dipendenti di aziende municipalizzate), del contenuto dei sacchetti al fine di trovare elementi informativi in grado di identificare, presuntivamente, il conferente. Qualora siano utilizzati sacchetti dotati di microchip, di codici a barre o, eventualmente, di “RFID”, (dispositivo Radio frequency identification)  non è quindi necessario procedere ad ispezioni al fine di individuare il conferente. Gli organi addetti ai controlli possono procedere ad ispezioni selettive solo nei casi in cui abbiamo ragione di ritenere che i rifiuti siano stati lasciati senza osservare le norme in materia di raccolta differenziata e il cittadino non sia identificabile in altro modo. Inoltre i soggetti preposti alla verifica dell’omogeneità dei materiali inseriti sono tenuti al rispetto della riservatezza.
  • È corretto l’uso di codici a barre, microchip o Rfid. Questi dispositivi consentono di delimitare l’identificabilità della persona solo nel caso in cui sia accertata la violazione delle norme sulla raccolta differenziata. In questo modo gli operatori che verificano l’omogeneità del contenuto del sacchetto non vengono a conoscenza dell’identità della persona, che rimane riservata fino alla decodifica dei codice a barre o del microchip da parte dei soggetti che applicano la sanzione. In pratica, i soggetti preposti alla verifica dell’omogeneità dei materiali conferiti, al momento dell’apertura dei sacchetti, nel rispetto della riservatezza degli utenti, vengono prima a conoscenza del contenuto e non anche dei dati identificativi del soggetto conferente. Solo successivamente, i responsabili dell’irrogazione delle previste sanzioni, mediante la decodifica del codice a barre o del microchip, potranno accertare i dati personali identificativi del soggetto cui il sacchetto si riferisce. (*** questa procedura risulta efficace in una grande città. Lo è meno in paesi piccoli dove tutti conoscono tutti e si può facilmente risalire a chi ha conferito in un determinato contenitore posizionato davanti casa.)

Restiamo in attesa di un chiarimento che possa dipanare ogni dubbio sulla corretta gestione della privacy dei cittadini  riguardo le  modalità di controllo del “Secco Residuo” (e in futuro di altre tipologie di differenziata) annunciato da AXA.

In ogni modo resta comunque il fatto che dovremmo essere proprio noi cittadini i primi a rispettare i metodi per fare una corretta raccolta differenziata. In primo luogo per non violare le regole del Comune ma soprattutto perché è un dovere civico nei nostri confronti e nei confronti delle generazioni future.

Veglie News

25 dicembre 2017

LEAVE A REPLY