PERCHÉ IL PEZZO DI PUZZLE E IL BLU NON RAPPRESENTANO LA COMUNITÀ AUTISTICA
Lettera della Dott.ssa Antonella Carrozzini, Garante comunale dei diritti delle persone con disabilità
Domani, Giovedì 2 aprile, è la Giornata Internazionale della Consapevolezza sull’Autismo. Voluta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2007 (https://www.un.org/en/observances/autism-day) ha l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’autismo, promuovendo attivamente l’accettazione, l’apprezzamento e l’inclusione, riconoscendo il contributo che le persone autistiche apportano alle loro comunità e al mondo intero.
Per tale occasione molte istituzioni, associazioni e singoli utilizzano, alcuni in buona fede, modalità comunicative e simboli che la comunità autistica considera oggi superati o addirittura offensivi. Negli ultimi anni, il movimento per la Neurodiversità e la comunità autistica internazionale hanno espresso con forza il desiderio di una rappresentazione che non passi più attraverso simboli scelti “dall’esterno”, ma che rispecchi l’identità e i desideri delle persone direttamente coinvolte.
Ciò riguarda specialmente la raffigurazione del pezzo di puzzle e il colore blu.
Il pezzo di puzzle, introdotto nel 1963 dalla National Autistic Society britannica, fu concepito per evocare la “natura misteriosa” dell’autismo. Molte persone autistiche oggi lo rifiutano, poiché spesso percepito come il simbolo di qualcosa di “mancante”, “rotto” o di un problema da risolvere. Suggerisce che la persona autistica sia un enigma complicato o che abbia bisogno di essere “riparato”, invece che essere un individuo completo. Questa percezione non è marginale: la rivista scientifica internazionale Autism ha sostituito il pezzo di puzzle dalla propria copertina proprio in risposta alle richieste delle persone autistiche (fonte: The Conversation, 2018).
Il colore blu riflette un pregiudizio di genere ormai documentato: per decenni l’autismo è stato percepito come una condizione prevalentemente maschile, mentre le donne autistiche, grazie alle strategie di masking (camuffamento dei propri tratti autistici, fonte: Neuropsychology Review, 2024), venivano sistematicamente sottodiagnosticate. Come ha denunciato la comunità autistica, la promozione del blu ha contribuito a rafforzare il falso stereotipo di genere secondo cui l’autismo sarebbe “più comune nei ragazzi”, rendendo ancora più difficile per donne e persone con identità di genere diverse ricevere una diagnosi. Inoltre l’uso del blu è stato reso popolare dalla campagna “Light It Up Blue” di Autism Speaks, organizzazione statunitense che ha ricevuto critiche profonde e documentate dalla comunità autistica. Tra le principali contestazioni, l’organizzazione è stata accusata di ritrarre l’autismo come una forza oscura e minacciante, alimentando stigma anziché accettazione.
Allora quali colori e simboli utilizzare? La comunità autistica suggerisce l’adozione di simboli che celebrino la diversità neurologica come parte naturale della diversità umana.
Il simbolo dell’infinito arcobaleno, promosso dall’Autistic Self Advocacy Network, rappresenta la neurodiversità e la varietà dello spettro autistico. Non è un puzzle da comporre, ma un cerchio continuo che accoglie le infinite possibilità e sfumature all’interno dello spettro.
Il colore oro utilizzato a partire dal 2011 nell’Autistic Acceptance Movement, deriva dal simbolo chimico dell’oro, Au (come le prime due lettere di Autism) e simboleggia il valore e il potenziale delle persone autistiche.
In alternativa si può utilizzare il colore rosso, promosso dall’Autistic Women & Nonbinary Network, che nasce come risposta alternativa al blu e rappresenta passione, forza e amore. (https://www.autismbc.ca/blog/advocacy/understanding-red-and-gold-colours-of-autism-acceptance-and-pride/)
Il principio guida del movimento per i diritti delle persone con disabilità, “Niente su di noi senza di noi”, vale anche per la scelta di simboli e le campagne di comunicazione. È quindi arrivato il tempo e il momento di ascoltare e imparare dalle esperienze e dalle competenze delle persone autistiche.
Come Garante comunale dei diritti delle persone con disabilità ho richiesto che l’illuminazione dell’edificio pubblico scelto per la commemorazione della giornata fosse con luce rossa e mi auguro che le altre istituzioni, associazioni e singoli possano utilizzare simboli e colori adeguati.
Scegliere i simboli corretti non è solo una questione estetica, ma un atto di profondo rispetto verso il diritto all’autodeterminazione di una parte della nostra comunità.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti o per collaborare a una comunicazione più inclusiva.
Dott.ssa Antonella Carrozzini
Garante comunale dei diritti delle persone con disabilità
garante.disabilita@comune.veglie.le.it
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