«Non è satira. Non è ironia. È sessismo»
Introduzione della redazione di veglienews
L’uso inappropriato della libertà di parola e la possibilità di un “momentaneo anonimato” (salvo indagini della polizia postale) ha reso facebook una cloaca di esternazioni da parte di persone che niente hanno a che fare con il rispetto delle regole e della civiltà. Ci troviamo di fronte ad un ignoranza dilagante, di fronte a persone che non conoscono cosa vuol dire vivere in una società fatta di regole e di rispetto, di fronte a persone che ritengono il loro pensiero unico e giusto e che tutti gli altri sono nel torto. Questo è il risultato del crescente “analfabetismo funzionale” che ha ormai colpito intere generazioni in tutto il mondo. E i risultati si vedono continuamente sotto i nostri occhi. Quello che è successo in un gruppo facebook riguardante Veglie, oltre ad altri episodi in altri contesti, è l’ennesimo attacco sessista nei confronti di una donna, in questo caso nei confronti della sindaca di Veglie.
A questo episodio ha risposto la Sindaca con il seguente comunicato:
Comunicato della Sindaca di Veglie Mariarosaria De Bartolomeo
«Non è satira. Non è ironia. È sessismo»
Descrivere una donna, una sindaca, per come “cammina sculettando” o per la lunghezza della sua minigonna non è una critica politica, significa spostare l’attenzione dalle sue idee e dal suo operato al suo aspetto fisico.
Quando una donna, che per di più ricopre un ruolo istituzionale, viene ridotta al suo aspetto fisico, siamo davanti a un meccanismo chiaro di oggettivazione: non conta chi sei o ciò che fai, ma come appari.
C’è poi un evidente doppio standard.
Un sindaco uomo verrebbe commentato per come ondeggia o per quanto sono aderenti i suoi pantaloni? No.
Le donne, invece, vengono spesso giudicate prima per il corpo e solo dopo, forse, per le competenze.
Questo tipo di linguaggio ha un effetto preciso ovvero la delegittimazione.
Sessualizzare una donna, una figura pubblica, istituzionale, significa insinuare superficialità e minare l’autorevolezza del ruolo che ricopre, spostando il dibattito su un terreno svilente, meschino, becero.
La violenza di genere non è solo fisica, ma anche culturale e verbale.
Passa attraverso parole che sembrano leggere, ma che contribuiscono a creare un clima in cui le donne sono costantemente sotto esame per il loro aspetto.
La critica politica è legittima e necessaria.
Il sessismo no.
Se vogliamo un confronto serio, parliamo di decisioni, risultati, responsabilità.
Non di gonne. Non di “sculettamenti”.
Il rispetto non è un dettaglio. È il punto di partenza.
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