Nasce “VOLLEY SENZA BARRIERE”, un progetto inclusivo e gratuito per bambini da 6 a 12 anni

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“VOLLEY SENZA BARRIERE” un progetto per bambini normodotati e con disabilità

VEGLIE – Nasce a Veglie “VOLLEY SENZA BARRIERE”, un progetto di minivolley gratuito dedicato ai bambini dai 6 ai 12 anni, normodotati e con disabilità, per imparare, divertirsi e sentirsi parte di una squadra.

Lo sport è di tutti. E quando i bambini giocano insieme, vincono inclusione, sorrisi e crescita.

Gli appuntamento sono previsti per il 18 APRILE e il 9-16-23 MAGGIO 2026 dalle ore 09:30 alle ore 10:30 presso la Scuola Elementare G. Marconi a Veglie. Per info e prenotazioni si possono contattare i numeri 388.3658172 – 327.2845453.

Il progetto Minivolley Senza Barriere propone attività gratuita di pallavolo adattata rivolte a bambini dai 6 ai 12 anni normodotati e con disabilità, con l’obiettivo di promuovere inclusione, movimento e benessere attraverso il gioco sportivo.

Gli esercizi vengono semplificati e personalizzati per favorire la partecipazione attiva di tutti, creando un’esperienza sportiva positiva, accessibile e coinvolgente.

L’attività si svolge in un ambiente accogliente e sicuro ed è guidata da professionisti qualificati e attenti alle esigenze educative e motorie dei bambini: il prof. Mirko Pisanò, il tecnico federale FIPAV e psicoioga dott.ssa Chiara Di Stefano ed il tecnico Federale FIPE Matteo Pisanò.

Il progetto pone particolare attenzione all’inclusione sociale e alla valorizzazione delle capacità individuali, utilizzando lo sport come strumento di crescita personale, relazione e integrazione.

Il commento della Dott.ssa Antonella Carrozzini Garante comunale dei diritti delle persone con disabilità: «“Volley Senza Barriere” è un’iniziativa lodevole e ben strutturata. Lo sport inclusivo, quando è praticato con cura e competenza, diventa uno dei più potenti strumenti di crescita personale e sociale per i bambini e le bambine. Questo progetto infatti non si limita ad aprire le porte ai bambini e alle bambine con disabilità, ma costruisce un ambiente pensato e guidato da professionisti appositamente formati per valorizzare le capacità di ciascuno. Troppo spesso, infatti, le buone intenzioni non bastano: lavorare con bambini normodotati e con disabilità insieme richiede competenze specifiche, capacità di personalizzare gli esercizi e sensibilità nel gestire le dinamiche di gruppo. È proprio questa attenzione alla qualità della proposta sportiva, e non solo alla sua accessibilità, a rendere l’iniziativa un modello virtuoso di inclusione reale. Perché il vero obiettivo non è semplicemente far giocare tutti insieme, ma far crescere tutti insieme.»

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