Lettera di Lorenzo Catamo
Nella sua ultima lettera, il prof. Antonio Greco (vero e proprio Commissario Tecnico della politica vegliese) enumera una serie di mancanze che, a suo dire, contraddistinguono l’attuale Amministrazione Comunale.
In parte, sono anche condivisibili, ma ci sarebbe stata la necessità, quando si è toccato l’argomento Toponomastica, di essere più chiari e di avere il coraggio di dire le cose come stanno. Spiegando, per esempio, quello che è stato fatto per impedire che una via fosse intitolata a mio padre, che ormai non c’è più da trenta anni.
Si è girato per il paese a raccogliere firme e probabilmente si è usciti fuori dalle norme, oltre che dal corretto vivere civile e non solo, andando a cercare cattivi comportamenti dello stesso.
A parte il fatto che è una cosa non commendevole andare a spulciare nella vita di chi non c’è più e non può spiegare come non può difendersi, mi pare che sia stata una operazione alquanto maldestra.
Il sottoscritto, proprio per l’educazione ricevuta dai suoi genitori, non ha nemici perché si è sempre comportato correttamente nella sua vita e non ha niente da nascondere.
La guerra civile è finita da oltre ottanta anni e mi meraviglia che ci sia ancora gente che non lo abbia capito. Vengano a parlare con me perché non sono stato mai un violento e non ho armi. Anche se mi rendo conto che il coraggio non si vende.
Fate cancellare pure la denominazione perché credo che mio padre, dovunque la sua anima si trovi, ne sta ridendo di commiserazione.
Personalmente, però, come capo della famiglia, ho il dovere di andare fino in fondo e di difenderne l’onorabilità. Acquisirò le carte, come è dovuto in quanto interessato, e approfondirò la questione.
Se sono state rispettate le regole, avrete solo il mio disprezzo. In caso contrario, nei limiti della legge, andrò avanti e non avrò pietà di nessuno.
Lorenzo Catamo
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