“Don Donato Verrienti, Arciprete illuminato del Seicento Vegliese” di Cosimo Fai
“Il Palazzo Cacciatore, già Casa delli Massi” di Antonio De Benedittis
Sono stati pubblicati in un numero limitato di copie due nuove puntate di Storia Locale Vegliese a cura degli studiosi Cosimo Fai e Antonio De Benedittis.
Sono due piccoli volumi che impreziosiscono la collezione di “Quaderni di Storia Locale” che gli studiosi stanno contribuendo a realizzare con le loro numerose e documentate ricerche.
“Don Donato Verrienti, Arciprete illuminato del Seicento Vegliese”
di Cosimo Fai
è una pubblicazione speciale per Cosimo Fai. Speciale perché ispirata e dedicata alla moglie Giulia Siciliani venuta a mancare due anni fa. Per Cosimo scrivere questo “Quaderno” è stato un modo per tenere viva la memoria di Giulia, madre e moglie, che la leucemia ha portato via alla famiglia troppo presto. Un libro per testimoniare la sofferenza e l’amore con cui Giulia ha portato avanti la sua Fede nel Signore.
Alla realizzazione della ricerca hanno contribuito attivamente con le loro ricerche Antonio De Benedittis e Luigi Mazzotta.
Nel libro “Don Donato Verrienti, Arciprete illuminato del Seicento Vegliese” si scopre un Paese, Veglie, ricco di “narrazioni tramandate oralmente, figure che hanno segnato la vita comunitaria, mestieri scomparsi, riti religiosi e civili, toponimi carichi di memoria, architetture che testimoniano vicende antiche.” Con questi “Quaderni” la “memoria diventa attrattiva culturale, strumento educativo e risorsa per valorizzare il territorio”.
Il libro nasce da un ritrovamento fortuito di un faldone presso la biblioteca “Annibale De Leo” di Brindisi contenente un fascicolo notarile del Seicento. Leggendo con occhi curiosi il contenuto, il fascicolo si è rivelato uno scrigno di storia locale grazie al suo contenuto come ad esempio un testamento, un inventario di beni, una disputa tra eredi. Leggendo tutta la documentazione si è aperto uno spaccato sulla società del Seicento Vegliese.
Grazie al contributo di Antonio De Benedittis si riesce a descrivere le origini e le diramazioni della famiglia Verrienti, le origini della Chiesa della Conella, la gestione delle proprietà da parte del Clero, la descrizione del Centro Storico di Veglie.
Il libro mette in risalto don Donato Verrienti (nato a Veglie il 15 febbraio 1627 nella strada delli Bortoni adiacente alla chiesa di Santo Stefano e morto a Veglie il 27 luglio 1696 a 69 anni) come “sacerdote che seppe unire rigore spirituale, intelligenza, pratica e curiosità intellettuale.” Dalla storia ne esce un “prete colto, ben radicato nella sua terra, dotato di spirito organizzativo e sensibilità umana non comune. Possedeva una masseria produttiva, animali, terreni e una biblioteca personale con oltre cento libri.” Attraverso la storia di Don Donato Verrienti si può ricostruire la storia della società del seicento vegliese e della vita quotidiana di quel tempo.
La lettura del testamento offre spunti di studio in varie direzioni: economico-agraria; storico-artistico; linguistico. La descrizione dettagliata del testamento di don Donato (redatto nel 1695) regala ai lettori un mondo rurale ben amministrato fatto di masserie, animali, terreni, attrezzi, che dava lavoro e sostentamento a numerose persone. Nomi di masserie e terreni alcuni ancora esistenti nel linguaggio corrente altri ormai scomparsi. Da non sottovalutare la presenza nei beni di don Donato di una biblioteca con oltre cento volumi, segno (non comune) del livello culturale della sua figura di sacerdote dell’epoca.
Nella disputa legale per l’eredità invece ne viene fuori “il volto delle persone messe alla prova del possesso dei beni terreni” e che “nel Seicento come nel presente, il denaro e le proprietà mostrano la loro capacità d dividere, di insinuarsi nelle relazioni, d mettere a nudo debolezze e fragilità”.
Un capitolo interessante del libro è quello curato dal Luigi Mazzotta sulle “BIBLIOTECHE ANTICHE DI VEGLIE”, un patrimonio che ha bisogno di interventi rigorosi di salvaguardia come la catagolazione, il restauro, l’adeguamento degli spazi per permetterne la fruizione pubblica.
Nel capitolo si afferma l’importanza delle Biblioteche come luogo di aggregazione, educazione e dibattito per favorire una riflessione filosofica, teologica e scientifica. A Veglie, tra le numerose biblioteche antiche pubbliche e private, si ricordano: la Biblioteca dell’Arcipretura Curata di Veglie; la Biblioteca dei Frati Minori Conventuali presso il Convento di San Francesco d’Assisi in Santa Maria di Veglie o della Favana; la Biblioteca Verrienti; la Biblioteca Negro.
“Don Donato Verrienti, Arciprete illuminato del Seicento Vegliese” di Cosimo Fai è un “Quaderno di Storia Locale” che ci regala un ulteriore tassello nella ricostruzione della Storia di Veglie.
“Il Palazzo Cacciatore, già Casa delli Massi” di Antonio De Benedittis
è un’ulteriore ricerca, messa a disposizione di tutti, dall’instancabile studioso di Storia Locale Antonio De Benedittis.
Antonio De Benedittis ha già scritto un libro dal titolo «IL PALAZZO CACCIATORE A VEGLIE» nel quale si descrive la storia del Palazzo. In questo ulteriore “Quaderno di Storia” De Benedittis aggiorna la storia del Palazzo e del Centro Storico di Veglie arricchendola di ulteriori dettagli scoperti nelle successive ricerche. Si parla di Mura, di Porte e di Rivellino.
Si legge ad esempio che Veglie era racchiuso in una circonferenza di circa 500 metri lineari e che le mura avevano almeno 3 porte (Porta Nuova, Porta Vecchia, Porticella o Porta via di Lecce) e forse anche una quarta porta di cui non esistono documenti.
A difesa delle mura di Veglie vi era anche un “Rivellino” e un fossato a protezione della Porta Vecchia. La Porta Vecchia (posta all’inizio dell’attuale via San Giovanni) il Rivellino (situato nell’attuale Piazza Umberto I), il Fossato e le Mura vennero demoliti nella metà del XVII secolo.
Nella pubblicazione si legge anche della Storia dei Feudatari di Veglie e dei numerosi passaggi di proprietà della Terra di Veglie. Si fa menzione inoltre dei lavori nelle diverse Chiese di Veglie e del Convento di San Francesco avvenuti tra la metà del ‘500 e i primi anni del ‘600. Nello stesso periodo inoltre viene costruita “extra moenia in loco dicto Rivellino” (attuale Piazza Umberto I che all’epoca era situato fuori le mura della città) la “Casa Palazziata” detta poi semplicemente il “Palazzo” denominato ufficialmente nei documenti “La Casa delli Massi” (la casa della famiglia Massa di Nardò. Famiglia ricchissima di origine spagnola).
Nel libro sono descritte in maniera minuziosa le particolarità architettoniche del Palazzo e le modifiche (purtroppo irrispettose dell’armonia della facciata) che si sono avute nel corso degli anni. Si narrano inoltre le vicende che ruotano attorno al Palazzo e i successivi passaggi di proprietà che si sono susseguiti nei secoli con la storia delle rispettive famiglie dei proprietari fino ad arrivare alla famiglia Cacciatore che abita nel Palazzo sin dal 1706 e che acquisisce la totale disponibilità dell’immobile nel 1929. Attualmente il Palazzo porta il nome della famiglia Cacciatore.
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