«Papa Cagliazzu 2.0» Il ritorno del famoso prete salentino in un libro di Giovanni D’Elia

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“Papa Cagliazzu è tornato”

Un libro di racconti su Papa Cagliazzu, ambientati all’epoca dei social, ad opera del vegliese Giovanni D’Elia

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Don Galeazzo de Palma, da tutti conosciuto come Papa Cagliazzu (oppure Caliazzu o Cajazzu a seconda dell’area dialettale) è stato, per intere generazioni, uno degli eroi indiscussi dei cunti e dei culacchi della tradizione orale.

Non c’è anziano che non abbia raccontato d’inverno, davanti al caminetto o d’estate, seduti allu friscu, una storia con protagonista il prelato vissuto (forse) nel 1600 ma che è sopravvissuto e ha proliferato nei secoli in lungo e in largo per tutto il Salento.

Di lui conosciamo una serie interminabile di storie, che sono state trascritte a partire dalla fine del 1800 e che sono state stampate in innumerevoli edizioni, segno che il Don ha fatto breccia nei cuori dei suoi conterranei, fino ad oggi.

Tutte le storie di don Galeazzo, però, sono sempre ambientate in un’epoca ormai passata, lontana anni luce dai giorni nostri, caratterizzati – rispetto ad allora ma rispetto anche ad una sessantina d’anni fa – da profondissimi mutamenti sociali, economici, culturali, ambientali.

“Cosa farebbe Papa Cagliazzu se avesse a che fare con i Social Network o se si trovasse a parlare di migranti o chirurgia plastica? E come vedrebbe la questione ambientale, specie dalle nostre parti?”, si è chiesto l’autore qualche volta. E così, spinto dalla curiosità, ha iniziato a scrivere qualche breve storia in cui il Prelato è protagonista di vicende più o meno curiose, ambientate ai nostri tempi.

Ed ecco che Papa Cagliazzu ritorna improvvisamente ai giorni nostri, non si sa come né perché. In breve tempo apprende le ultime novità che hanno caratterizzato l’epoca contemporanea, in particolare l’avvento di internet e dei Social Network, dai quali inizialmente viene rapito.  E così il nostro prelato si troverà, col suo immutato spirito burlone e picaresco, ad affrontare i mutamenti sociali.

Pian piano sono nate settantuno storie, con  tema i social network e la vita virtuale, le app, l’arte moderna, il 5G, le scie chimiche, i vaccini, i migranti, la chirurgia plastica, l’omosessualità, l’obiezione di coscienza, le sigarette elettroniche, le nuove forme di famiglia, la politica, il Covid-19 e tanti altri temi, vecchi e nuovi.

Papa Cagliazzu ha deciso di usare i social per comunicare. A molte storie, difatti, corrisponde uno stato su un social network, che rappresenta una sorta di continuazione o conclusione della storia e che mette in risalto la conflittualità burlona tra lui e il Monsignore, quel personaggio – gerarchicamente sopraordinato – che lo controlla e lo mette in riga ogni volta che sbaglia o eccede in qualcosa.

I racconti sono leggeri ma in quasi tutti si evince un senso di giustizia nelle parole e nei gesti di Papa Cagliazzu. Non quella giustizia stucchevole e formale, ma quella reale, che si pratica anche ricorrendo a sotterfugi e doppi sensi. Ovviamente la giustizia non è il leit-motiv principale delle opere di Don Galeazzo. Tutt’altro. Le sue azioni e parole sono mosse anche dal suo innato spirito picaresco che ha caratterizzato la sua figura nei secoli, ma che oggi appare teneramente ingenuo.

A concludere la serie di racconti vi è un prezioso scritto di Maurizio Nocera, un approfondimento di carattere storico-antropologico e letterario sulla figura di Papa Cagliazzu che, così, chiude la serie di racconti, contestualizzando la figura del Don nel quadro storico-sociale del Salento.

5 febbraio 2021

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