Prof. Antonio Greco: «IL PUG SENZA POLITICA: COSÌ SI DECIDE IL FUTURO DI VEGLIE»

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Lettera del prof. Antonio Greco

C’è un modo molto semplice per decidere il futuro di una città senza assumersi responsabilità: farlo senza politica. È esattamente ciò che sta accadendo con il nuovo Piano Urbanistico Generale di Veglie. I documenti ci sono, le procedure pure, gli elaborati non mancano. Manca solo la cosa essenziale: la politica. Quella vera, quella che sceglie, che guida, che si espone.

Nel silenzio totale di partiti, associazioni, ordini professionali e gruppi di interesse, continuo a lanciare un allarme che sembra non voler essere ascoltato: il PUG, lo strumento che deciderà la Veglie dei prossimi quarant’anni, sta nascendo senza una visione politica. E quando un piano nasce senza politica, nasce già debole.

Due atti già compiuti sono irreversibili. La scelta fiduciaria dell’architetto incaricato, avvenuta nel novembre 2025 senza avviso pubblico, è stato solo il primo tassello (cfr. https://www.veglienews.com/antonio-greco-pug-veglie-la-telenovela-urbanistica/).

E, purtroppo, non conoscendo il disciplinare dell’incarico all’architetto, firmato il 19 novembre, che mi sembra non sia stato pubblicato, è difficile esprimere un parere sul suo lavoro. Dopo quattro mesi dalla firma, il quadro appare ancora più nebuloso: non si sa chi comporrà il gruppo di coordinamento interno, se ci sarà un gruppo multidisciplinare esterno, quali risorse economiche complessive siano previste. Tutto rimandato, tutto vago. Eppure, la dotazione strumentale per la redazione del PUG dovrebbe essere definita prima dell’atto di indirizzo. Finora sono stati impegnati 88.816 euro e tutto sembra ruotare attorno a tre persone: la sindaca, il responsabile interno e il progettista. Un triangolo decisionale supportato da una Giunta succube e prona. La Giunta ha letto e studiato tutti i documenti che il professionista ha trasmesso il 26 marzo 2026 prima di approvarli tre giorni dopo?

La Giunta, il 30 marzo 2026, ha approvato la delibera n. 59 intitolata “Atto di indirizzo per l’individuazione degli obiettivi del Piano Urbanistico Generale (PUG)”. All’interno della stessa delibera – pur non comparendo nell’oggetto – è riportato l’elenco degli elaborati necessari all’avvio della procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS), trasmessi dallo stesso architetto incaricato. Una mole enorme di documenti: 73 elaborati più un allegato. Normativa, analisi territoriali, letture delle dinamiche in corso, individuazione delle invarianti strutturali per la tutela delle componenti fisiche, ambientali, culturali e insediative del territorio, quadri conoscitivi, quadri interpretativi: tutto molto tecnico. Ma manca ciò che serve davvero, almeno per iniziare. Mancano dati sull’economia locale e sulla sua storia recente: il fallimento, dal 1987 in poi, di quattro cooperative, due vitivinicole e due olearie; la crisi dell’agricoltura; la quantità di terre abbandonate; la lenta scomparsa dei contadini; l’emigrazione di molti giovani vegliesi; i dati sulla salute della popolazione; le vicende dei conflitti economici e ambientali degli ultimi anni (fallimento De Balzo, pomodorificio, megasansificio, bitumificio, fallimento alaska, il fasonismo…). E in positivo le tante eccellenze vegliesi in molti settori del tessuto economico e sociale.

Il futuro di un territorio non può ignorare le sue radici economiche, finanziarie e sociali. Anche solo per non ripetere errori e per valorizzare, invece, ciò che ha fatto crescere questo paese.

Tutti elementi che un tecnico non può inventarsi: spettava alla Giunta, come da norma, recepire questi e altri dati e poi delineare gli obiettivi politici iniziali del nuovo PUG. Ma nella delibera n. 59/2026 non ci sono.

Il percorso del PUG è partito burocratico e sta diventando sempre più burocratico. Sembra mancare la consapevolezza della differenza enorme tra costruire un PRG, come si faceva nel Novecento, e costruire oggi un PUG, che dovrebbe essere uno strumento strategico, non un fascicolo da protocollare (cfr. scheda n. 1 allegata).

>>>Leggi Scheda n.1 PUG – PRG Aprile 2026 >>>

Non si intravede un’amministrazione che guida il processo, che definisce priorità e indica una direzione politica. Si intravede piuttosto il contrario: una politica che delega ai tecnici e poi si limita a rivendicare il risultato finale. Alla fine, resta solo una frase da esibire:

“Abbiamo fatto il PUG.”

Obiettivi del Piano: condivisibili, ma vuoti

Nel mare di documenti della delibera n. 59/2026 ho cercato gli obiettivi del Piano che l’amministrazione avrebbe dovuto indicare al tecnico incaricato.

Il capitolo 3 del Rapporto Preliminare di Orientamento per la VAS riporta due pagine (pagg. 40-41) con i titoli: “L’Atto di Indirizzo” e “Gli obiettivi e i temi del nuovo progetto di Piano”.

La legge ha abrogato il Documento Preliminare Programmatico. Le fasi di elaborazione del nuovo strumento urbanistico vanno intese come tappe di una progressiva messa a sistema del patrimonio conoscitivo e interpretativo, ma un punto di partenza definito dalla Giunta non svanisce. La stessa norma stabilisce: “La Giunta comunale adotta un atto di indirizzo in cui vengono delineati gli obiettivi del PUG”, distinti anche se contestuali, al Rapporto Preliminare di Orientamento per la VAS. Infatti, nella pagina 41 del Rapporto il riferimento è esplicito a “obiettivi politico-programmatici”, almeno iniziali. Non è quindi una mia fissazione: è una dimensione prevista dallo stesso impianto del Rapporto. E invece, cosa si trova?

I principi fondativi del PUG di Veglie sono rappresentati dalla necessità di valorizzare il centro storico, di completare e qualificare i tessuti consolidati, di definire formalmente e funzionalmente il margine urbano, di arrestare il consumo di suolo e la dispersione insediativa, di sostenere la riqualificazione del territorio, di rafforzare e qualificare il sistema produttivo locale, di gerarchizzare il sistema della mobilità, di rafforzare la tutela e i processi di valorizzazione del territorio rurale e del patrimonio culturale e paesaggistico diffuso”. A cui aggiunge, “il principio della perequazione urbanistica generalizzata quale riferimento per l’attuazione del Piano” (cfr. scheda n. 2).

>>> Leggi Scheda n.2 Atto di indirizzo 8 Aprile 2026 >>>

Tutto giusto, tutto condivisibile. Ma anche tutto generico. Sono obiettivi che potrebbero appartenere a qualsiasi comune pugliese.

Gli obiettivi politico-programmatici, iniziali, non ci sono perché la Giunta non li ha mai definiti. Il tecnico si è sostituito all’obbligo della Giunta di delineare gli obiettivi politici iniziali del PUG.

Il rischio è evidente: il PUG nasce già neutro, senza una direzione politica chiara.

Manca la gerarchia delle priorità. Manca la contestualizzazione. Manca la scelta politica. Un atto di indirizzo iniziale senza direzione.

La delibera, perciò, dovrebbe essere rifatta o, per lo meno, integrata (cfr. scheda n. 3).

>>> Leggi Scheda n.3 Aprile 2026 >>>

La VAS: valutazione o autocertificazione?

La Valutazione Ambientale Strategica dovrebbe essere indipendente rispetto al progettista del piano. È una regola di buon senso: chi immagina lo sviluppo non può essere lo stesso che ne valuta gli impatti. Nel nostro caso, invece, tutto è stato affidato allo stesso professionista. Una scelta che riduce la VAS a una formalità, una sorta di autocertificazione ambientale.

Non risulta che questa decisione di affidarsi a un solo professionista sia stata discussa politicamente. Non si sa perché si sia scelto di non affidare la VAS a un soggetto terzo. Risparmiare qualche migliaio di euro su uno strumento che orienterà il territorio per quarant’anni è una scelta che definire miope è un eufemismo (cfr. scheda n. 4).

>>> Leggi Scheda n.4 Aprile 2026 >>>

Un piano urbanistico non è una bandierina

Il PUG è una delle decisioni più importanti che un’amministrazione possa prendere. Accade una volta ogni generazione e anche più.

Ma per farlo serve una visione politica chiara, coraggiosa, radicata nella realtà. Qui invece tutto appare formalmente corretto ma politicamente inconsistente e culturalmente molto povero. Dopo tre anni, questa Giunta continua a mostrarsi autoreferenziale, poco incline all’ascolto e senza una identità politica nelle scelte. Eppure, pretende di mettere le mani sul futuro del paese.

Quando si sbaglia un piano urbanistico, non si sbaglia un atto amministrativo: si sbaglia il futuro di una comunità.

9 aprile 2026

Antonio Greco

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