Prof. Antonio Greco: “Qui Comando io” (Differenza tra Democrazia e Autoritarismo)

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Democrazia e autoritarismo: la differenza, anche nei piccoli comuni

Lettera del prof. Antonio Greco

Democrazia e autoritarismo non sono la stessa cosa, nemmeno nella gestione di un ente locale.

La democrazia non è un sistema perfetto: è lenta, talvolta farraginosa e spesso genera conflitti. Tuttavia, possiede un elemento decisivo: il controllo dei cittadini su chi governa. Quando chi amministra sbaglia, può essere sostituito senza ricorrere alla violenza. È questo meccanismo che consente al sistema di correggersi e migliorare.

L’autoritarismo, al contrario, promette efficienza e ordine, e talvolta riesce anche a garantirli, almeno inizialmente. Ma lo fa eliminando proprio quel meccanismo di correzione degli errori che è alla base della democrazia.

La differenza essenziale è tutta qui: la democrazia può correggersi, l’autoritarismo no.

Un’immagine può aiutare a chiarire.

La democrazia è come una macchina imperfetta: a volte rallenta, si inceppa, fa rumore. Ma ha un cofano che può essere aperto: i cittadini, come meccanici, possono controllare, intervenire e, se necessario, cambiare chi è alla guida.

L’autoritarismo è invece una macchina che all’inizio corre veloce e sembra impeccabile. Ma il cofano è chiuso: nessuno può verificare o riparare. Quando qualcosa si rompe, il guasto resta nascosto, si aggrava, fino a provocare uno stop improvviso, spesso con conseguenze pesanti.

Per evitare riflessioni astratte, è utile guardare a tre eventi concreti che hanno riguardato Veglie nell’aprile scorso:

Quando l’autoritarismo non vede

In una società in cui il denaro assume un ruolo centrale, comprendere un territorio significa interrogarsi su origine, distribuzione e utilizzo della ricchezza.

I dati ufficiali del MEF sulle dichiarazioni dei redditi 2024 offrono alcuni elementi utili. A Veglie, su circa 13.100 abitanti, i contribuenti sono 8.200 (63%). Il reddito complessivo dichiarato oscilla tra 165 e 175 milioni di euro, con una media pro capite tra 20.000 e 21.000 euro.

L’analisi evidenzia una struttura economica poco dinamica: l’80% dei redditi deriva da lavoro dipendente e pensioni, mentre il contributo di lavoro autonomo e imprese è limitato. I redditi da fabbricati risultano diffusi ma marginali.

Meno di 100 contribuenti dichiarano oltre 75.000 euro, e solo una ventina supera i 120.000. Un dato che segnala l’assenza di una diffusa fascia di redditi elevati e di un tessuto imprenditoriale forte.

Rilevante anche il divario economico: per ogni contribuente benestante, se ne contano oltre tre a basso reddito.

Sul piano temporale, il reddito medio è cresciuto nominalmente del 21% dal 2014 al 2024 (da 17.200 a 20.800 euro), ma il potere d’acquisto è rimasto sostanzialmente invariato, perché nello stesso periodo l’inflazione è stata anche superiore.

Va ricordato che si tratta di redditi dichiarati e non reali: i dati non includono l’economia sommersa e restituiscono quindi un quadro parziale. Per una fotografia più completa servirebbero analisi approfondite su sistema produttivo, flussi finanziari, sul manufatturiero, sull’agroalimentare, sulla storia fallimentare della cooperazione vinicola e olearia, sulle povertà locali.

Da qui una domanda centrale: le scelte dell’ente locale si basano su una conoscenza approfondita dell’economia del territorio, oppure si procede senza un quadro di riferimento?

Quando l’autoritarismo non conosce gli obiettivi lunghi

Il 26 aprile il Consiglio comunale ha approvato il bilancio consuntivo 2025. Un dato emerge con forza: un avanzo di amministrazione di oltre 5,3 milioni di euro, cioè soldi non spesi.

Si tratta di una cifra accumulata negli ultimi anni, in parte legata al periodo Covid e in parte a maggiori entrate. Tuttavia, l’utilizzo di queste risorse è stato limitato: 64 mila euro nel 2023, 400 mila nel 2024, 854 mila nel 2025.

È importante chiarire che l’avanzo non può essere utilizzato liberamente, ad esempio per ridurre le tasse locali, poiché la normativa ne vincola l’impiego. Le richieste in tal senso risultano quindi prive di fondamento.

Resta però il fatto che si tratta di una risorsa strategica, che potrebbe essere destinata a investimenti strutturali: infrastrutture, per es. un teatro, o altri interventi capaci di incidere sul futuro del territorio.

Le interpretazioni su questo avanzo sono contrastanti: prudenza gestionale o incapacità di programmazione? In ogni caso, esiste anche un rischio esterno: in un contesto di finanza pubblica sotto pressione, il governo Meloni potrebbe essere tentato di intercettare parte delle risorse non utilizzate dagli enti locali. Ci sono già indizi a riguardo sul Piano Casa approvato in questi giorni.

Quando l’autoritarismo non ascolta

Due esempi aiutano a comprendere questo aspetto.

  1. Il PUG

Il 30 aprile si è svolta la prima consultazione pubblica per il Piano urbanistico generale. Già nei mesi precedenti erano state sollevate, con interventi pubblici, alcuni profili di irregolarità:

  • assenza di un quadro economico preventivo completo, in contrasto con i principi di programmazione e corretta gestione delle risorse pubbliche, soprattutto per provvedimenti complessi come è il PUG;
  • ricorso all’affidamento diretto per un incarico complesso e articolato (PUG + VAS + attività connesse), con possibile:
    • artificioso frazionamento o sottostima dell’importo complessivo;
    • elusione delle procedure comparative;
  • affidamento unitario PUG + VAS allo stesso soggetto, con possibili criticità rispetto ai principi di autonomia e terzietà della valutazione ambientale;
  • mancata costituzione dell’Ufficio del Piano, elemento generalmente ritenuto essenziale e prioritario nella pianificazione urbanistica;
  • avvio e avanzamento della VAS in assenza di un quadro procedurale e organizzativo completo.

A queste osservazioni non è seguita alcuna risposta. Il confronto, di fatto, non si è sviluppato, rendendo necessario il ricorso ad autorità esterne.

  1. La toponomastica

Sul tema della toponomastica prima singoli cittadini, poi un Comitato, hanno segnalato criticità, in forma verbale e poi con più pec, senza mai avere una risposta; vi sono stati interventi sia del Prefetto di Lecce sia della Società di Storia Patria di Bari, a conferma che queste criticità erano fondate.

Ma dopo 16 mesi dalla delibera di Giunta, esecutiva e attuata, con la quale sono state titolate ventisei nuove vie, ai cittadini richiedenti non è ancora consentito l’accesso agli atti e, ad oggi, la delibera del gennaio 2025 non è stata ancora annullata in autotutela o modificata con altro atto ufficiale.

Partecipare o decidere?

Il rischio maggiore di una gestione del potere improntata al principio “qui comando io” è la distorsione del concetto stesso di partecipazione, che finisce per tradursi in una formula implicita: “io partecipo, tu partecipi, egli decide”.

Ma un sistema che non ascolta e non si corregge è destinato a incrinarsi. E quando accade, il costo per la comunità è spesso elevato.

L’autoritarismo non si aggiusta: si rompe. E quando succede, il conto lo paga l’intera collettività.

Antonio Greco

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