Antonio Greco: «Mensa Scolastica: Meglio un ricorso in Tribunale o un saggio accordo?»

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Foto di Mohamed Hassan da Pixabay

I Genitori ricorrono al TAR e il Comune nomina un legale per costituirsi e resistere nel giudizio promosso contro il Comune

Lettera del prof. Antonio Greco

VEGLIE – Perdono tutti quando si applica la dialettica consiliare maggioranza/opposizione ai rapporti tra cittadini e amministratori, soprattutto se si tratta di problemi riguardanti la scuola.

Dopo quasi un anno l’amministrazione-De Bartolomeo per la seconda volta incappa nella gestione dei servizi scolastici a domanda individuale, la prima con il trasporto scolastico, poi con le tariffe per la mensa e il trasporto, modificate nel corso dell’anno scolastico.

Da gennaio scorso la comunità scolastica vegliese è in subbuglio. Le ragioni dell’amministrazione, che ha modificato i costi per i due servizi nei confronti di famiglie “più ricche”, e quelle di molti genitori, che hanno protestato perché l’aumento era stato deliberato in corso di anno scolastico, sono state ampiamente divulgate da Veglienews, discusse in consiglio comunale (vedi mozione presentata dai Consiglieri di Minoranza acquisita al protocollo generale al numero 881 in data 18.01.2024 e discussa nel consiglio comunale del 9 febbraio, di cui si allega verbale del n.7 all’od.g.), commentate in piazza, in famiglia, fuori e dentro i plessi scolastici locali.

La novità ultima è la Deliberazione della Giunta comunale numero 38 del 12 marzo 2024, con la quale si dà atto di un ricorso al TAR Puglia – sezione di Lecce – presentato da 18 cittadini di Veglie per chiedere l’annullamento di tutti gli atti dell’amministrazione che hanno stabilito le entrate e le uscite correlate all’applicazione delle tariffe per i servizi a domanda individuale. La Giunta ha deliberato di costituirsi e resistere nel giudizio promosso contro il Comune, con la nomina di un legale e lo stanziamento della somma di € 7.854,45 per spese e competenze.

I contenziosi contro la pubblica amministrazione sono un problema serio e complesso. La litigiosità nell’ultimo decennio è fortemente cresciuta. È vero che, in una società sempre più orizzontale, qualsiasi autorità è sempre meno riconosciuta, ma è anche vero che un ruolo importante per la crescita del contenzioso è rappresentato da scelte sbagliate o da riflessi non previsti di tali scelte sulla vita dei cittadini. Ma c’è un altro motivo per cui cresce il contenzioso: normalmente gli amministratori (spinti dai funzionari) operano con la convinzione che esiste sempre e solo un modo per risolvere uno scontro con chi contesta alcuni loro provvedimenti: affidare sempre a un giudice il compito di dire chi ha ragione e chi ha torto. In alcuni casi non si può farne a meno. Ma in altri è facile comprendere che il diritto non può da solo risolvere certi contenziosi. In alcuni conflitti le motivazioni vere che lo determinano rimangono sconosciute, con la conseguenza che le persone, le relazioni e le loro dinamiche vengono completamente trascurate. Spesso, anche dopo una sentenza favorevole per il comune il conflitto torna al punto di partenza, ossia a quella maggioranza che lo ha originato, e in modo più forte e devastante. E il danno non è da calcolare in termini di voti persi ma in termini di partecipazione e di legami sociali rotti.

Il conflitto sulle tariffe dei servizi scolastici è uno di questi ed è particolare per più motivi: un conflitto (lo ricordo, non sempre i conflitti sono negativi), dopo ampie discussioni, è stato trasformato in contenzioso giuridico su iniziativa di 18 cittadini/genitori. Evidentemente questi dopo aver esposto le loro ragioni, in più forme, tempi e luoghi, hanno ritenuto di essere davanti a un muro. Ed è un contenzioso particolare perché l’amministrazione, in risposta, preferisce spendere 8 mila euro, attingendo al bilancio, per resistere in giudizio anziché, anche a eventuale ricorso depositato presso il Tar, scegliere la via della mediazione ufficiale e della composizione positiva del conflitto. Non si mette in conto che l’oggetto del contendere riguarda servizi scolastici importanti, finalizzati ad eliminare qualsiasi ostacolo che si frappone alla crescita intellettuale e umana di ragazzi e ragazze. E neppure che se i 18 pagano di tasca propria spese e rischi di eventuale condanna, qualche buona ragione pensano di averla.

Allora la domanda è semplice: nella gestione di questo conflitto era proprio necessario il ricorso a un giudice amministrativo?

Chi l’ha promosso risponderà che sono state esposte le ragioni dei genitori, in molti modi e in varie forme, ma che non c’è stata risposta convincente da parte dell’attuale maggioranza. Chi resiste sostiene di aver addotto ragioni di equità contributiva (certamente valide astrattamente) e che ragioni tecniche regolamentari impediscono di tornare indietro. E legge il ricorso come attacco politico alla giovane amministrazione.

Mi chiedo: c’erano altre modalità gestionali del conflitto capaci di condurre ad una soluzione costruttiva e non al semplice schema “torto/ragione”, come risulterà da una sentenza del TAR? Io credo proprio di sì.

C’è molta saggezza in quella massima che ogni amministratore dovrebbe sempre tenere presente: meiu nu tristu accordo che na causa inta”.

Mi rivolgo a voi amministratori “primaverili”: se la politica è l’arte di risolvere i conflitti non con la forza dei numeri consiliari ma con la forza tenace di mediazioni, sia pur faticose, e con l’obiettivo di puntare sempre ad “accordi”, anche tristi, pur in presenza di un eventuale ricorso depositato presso il Tar, forse si è ancora in tempo per abbandonare la strada della ricerca del torto e della ragione, della vittoria e della sconfitta.  Ci si potrebbe spostare su un territorio relazionale e comunicativo. Spero che non sia troppo tardi. Una saggia mediazione potrebbe rendere tutti vittoriosi.

25 marzo 2024

Antonio Greco

Di seguto il link per leggere il  punto n. 7 del verbale del Consiglio Comunale del 9 febbraio 2024:

>>>Consiglio Comunale del 9/2/24 punto n. 7

 

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