«DIO ODIA LE DONNE» A Lecce la presentazione del libro di Giuliana Sgrena

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Evento organizzato dall’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti)

Venerdì 27 Maggio 2016 ore 15:00 – ex Caserma Roasio (Rettorato) – Piazza  Tancredi, 7 – Lecce

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Sarà presentato Venerdì 27 Maggio 2016 presso il Rettorato dell’Università del Salento a Lecce il libro di Giuliana Sgrena «DIO ODIA LE DONNE», appena pubblicato dalla casa editrice il Saggiatore. 

Con l’autrice discutono Mino Mattia dell’Uaar,  il professor Carlo Alberto Augieri, docente della cattedra di Critica letteraria e Letterature comparate, e il dottor Michele Specchiarelli socio ed attivista Uaar.

dio_odia_le_donne2Cristianesimo, ebraismo, islam: quando si tratta di discriminare la donna, le principali religioni monoteiste sono concordi. La donna origine del peccato, la donna tentatrice, che se  dispiegasse la sua potenza divorerebbe l’umanità. Giuliana Sgrena graffia le consuetudini e risale alla radice stessa della sottomissione femminile. Dio odia le donne (Il Saggiatore) è un libro che ferisce dentro.

Le donne sono state nei secoli abusate, schiavizzate, menomate, ridotte a oggetto, merce, scarto. Oggi le cose non sono cambiate, e Giuliana Sgrena lo racconta a partire dalla propria esperienza personale, dall’infanzia passata fra i soprusi delle suore e le pastoie soffocanti di una mentalità bigotta, all’esperienza drammatica della prigionia fra uomini che considerano impure le sue mestruazioni, segno vergognoso di una colpa atavica. Alla sua voce si aggiunge il coro di altre donne, picchiate, seviziate, uccise…

Non è il primo libro sul difficile rapporto tra la religione e il mondo femminile. Tuttavia, “Dio odia le donne” si staglia nettamente sopra gli altri sotto diversi punti di vista. Innanzitutto, è un compendio snello ed essenziale, ma non per questo superficiale, che riesce ad avere una scorrevolezza delicata anche nell’affrontare pratiche e precetti che di delicato hanno poco. Ha inoltre il pregio di poter rintracciare e confrontare i testi sacri («gli strumenti di questa aggressione») dai quali viene fatta derivare una generale sottomissione femminile. Soprattutto, apre senza imbarazzo la riflessione su temi di assoluta attualità, dall’infibulazione all’obbligo del velo, dalla contaminazione mestruale alla gestazione per altri.

La riflessione è condotta anche attraverso le coinvolgenti esperienze personali dall’autrice, che non si sottrae alla partigiana onestà intellettuale di dichiararsi donna atea. Una donna atea che persino nei momenti più bui del suo rapimento non ha sentito alcuna necessità, alcun afflato verso un altro modo di pensare. E che ben sottolinea come anche nella morte il non credente non possa nemmeno aspirare a un funerale, per mancanza di luoghi e carenza di volontà, in uno stato che è ancora lontano dall’essere davvero laico.

Le donne, proprio perché colpite e oppresse in misura esponenziale all’integralismo dei tre monoteismi, dall’autrice analizzati con assoluta imparzialità, si ritrovano a essere anche le più religiose, le più credenti e praticanti, le “naturali” prosecutrici di quelle tradizioni che dalla loro devozione traggono la forza per limitare (e talvolta letteralmente cancellare) i loro diritti. Tradizioni religiose più o meno rielaborate anche in tempi recentissimi a seconda della convenienza e che vedono le donne discriminate su più fronti, a cominciare da quello economico. Eppure, proprio per questo maggior valore assumono le tante testimonianze che l’autrice riporta dell’impegno delle organizzazioni e delle singole persone, spesso donne a loro volta, che andando controcorrente si sono battute e si battono tuttora ogni giorno per porre fine all’oppressione di genere.

Nel testo viene più volte ricordato come l’emancipazione dal velo costituisca un pre-requisito per la ricerca di un lavoro e cercare quindi di raggiungere un’indipendenza dignitosa. Ma le pratiche discriminatorie non sono circoscritte a paesi ritenuti lontani nel tempo, nello spazio e nella mentalità. È anche molto vicina a noi, da noi: lo svuotamento progressivo della legge 194 sull’interruzione di gravidanza, gli anatemi attualissimi contro l’aborto e la perdurante condanna di pressoché ogni forma di contraccezione che non sia l’astinenza ne sono solo un esempio. La tolleranza, ammonisce l’autrice, deve avere un limite, «altrimenti, proprio qui in Europa, un giorno ci troveremo sedute in fondo all’autobus, come succede non solo in Iran ma anche in Israele, isolate su spiagge riservate a sole donne e segregate nelle scuole».

Giuliana Sgrena ha scritto un libro coraggioso, in un’epoca in cui la fascinazione verso alcuni leader religiosi riesce a velare i pesanti attacchi portati quotidianamente ai diritti delle donne. Dio odia le donne rafforza una certezza: quanto sia umano, e solo umano, questo odio.

Raffaele Carcano e Adele Orioli

giuliana-sgrenaGiuliana SGRENA – Giornalista italiana (n. Masera, Verbania, 1948). Ha intrapreso la carriera giornalistica all’inizio degli anni Ottanta lavorando per la rivista Pace e Guerra e nel 1988 è approdata a Il Manifesto, occupandosi soprattutto di temi relativi alla cultura islamica e alla condizione delle donne nei paesi musulmani. Corrispondente estero in Algeria, Somalia, Palestina e Afghanistan (tra gli altri paesi), il 4 febbraio 2005 è stata rapita dall’Organizzazione per la Jihad islamica mentre si trovava a Baghdad come inviata de Il Manifesto; il 4 marzo dello stesso anno è stata liberata dai servizi segreti italiani (nell’operazione ha perso la vita N. Calipari, funzionario del SISMI che aveva condotto le trattative per il rilascio). Dopo aver ricevuto il titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (2003) e il premio giornalistico Saint Vincent (2005), nel 2009 ha tentato la strada della politica candidandosi alle elezioni europee con Sinistra e Libertà; non ha però ottenuto i risultati sperati. Autrice di diversi libri centrati sul mondo islamico (l’ultimo, Il ritorno – Dentro il nuovo Iraq, 2010), dal 2011 si è dedicata all’analisi dei movimenti rivoluzionari della Primavera Araba. Oltre che con Il Manifesto, S. collabora con Rainews 24, il settimanale tedesco Die Zeit e l’agenzia internazionale di informazione IPS.  >>>Facebook Giuliana Sgrena >>>

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25 maggio 2016

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