Antonio Greco: «PUG: CAMPA CAVALLO…»

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«Il PUG richiede più di un post su Facebook»
Lettera del prof.  Antonio Greco

Sono tutte ancora da verificare le criticità delle procedure adottate fin qui, che pesano come un macigno iniziale sul percorso amministrativo del PUG[1].

Eppure, la sindaca di Veglie, che ha per sé la delega all’Urbanistica, il 26 maggio scorso, ha convocato la Iª conferenza di copianificazione del PUG presso la Regione Puglia.

In attesa del verbale della riunione, l’unico riferimento pubblico sull’iniziativa resta il post pubblicato dalla sindaca nello stesso giorno:

«Dopo oltre 40 anni, Veglie avvia concretamente un percorso di pianificazione moderna (…), costruito attraverso il dialogo istituzionale e la partecipazione. Un passaggio storico per il futuro della nostra comunità, che intendiamo affrontare con visione, responsabilità e programmazione».

Tre righe che, a mio avviso, riassumono l’impostazione dell’attuale amministrazione e i limiti che ne caratterizzano l’azione.

Una storia che non inizia oggi

Presentare il 26 maggio 2026 come l’inizio della pianificazione urbanistica di Veglie significa ignorare un lavoro avviato molti anni fa.

Già nel 2004 il Consiglio comunale aveva adottato un Documento Preliminare Programmatico. Documento, per quei tempi, più importante della Iª conferenza di copianificazione. Nel 2008 furono compiuti ulteriori passaggi amministrativi[2] e, nel 2011, la Giunta ha approvato un atto di indirizzo corredato da una relazione tecnica sul fabbisogno economico necessario alla redazione del PUG, documento sottoscritto anche dall’attuale sindaca[3].

Tutto questo sembra oggi dimenticato, mentre una Iª conferenza di copianificazione viene presentata come un evento storico.

Nel mio archivio ho ritrovato il verbale della Iª conferenza di copianificazione per il PUG del Comune di Galatone, tenutasi nel 2008 e presieduta dall’allora assessora regionale all’Urbanistica Angela Barbanente. Vi parteciparono 26 soggetti, tra istituzioni, Università del Salento, Provincia di Lecce, associazioni e realtà culturali del territorio.

>>> LEGGI: Copianificazione per il PUG del Comune di Galatone del 2008

Un dato significativo del verbale è che il PUG di Galatone è stato approvato soltanto il 6 agosto 2024, dopo un percorso durato sedici anni. Questo dovrebbe suggerire prudenza e consapevolezza rispetto alla complessità del processo appena avviato a Veglie.

Partecipazione o coinvolgimento?

La sindaca richiama il tema della «partecipazione».

L’iter del PUG vegliese è iniziato il 17 giugno 2024. Dopo più di due anni, finora la partecipazione si è tradotta in un’assemblea pubblica, un incontro con i tecnici locali e un avviso per raccogliere proposte. Si tratta di strumenti dovuti e solo consultivi.

“Partecipazione” e “coinvolgimento” non sono sinonimi. La partecipazione, nella versione corrente, è una trappola: i cittadini vengono consultati su decisioni già prese. Il coinvolgimento è altro: i cittadini diventano co-produttori e co-responsabili delle scelte. Solo dove il potere è davvero comunitario si produce un cambiamento reale nella gestione della cosa pubblica.

Questo cambio di metodo, a Veglie, non si intravede per il PUG, e non solo.

Quale visione per Veglie?

Nel post si parla anche di «visione». Ma quale sarebbe questa visione? Ad oggi i cittadini non hanno avuto modo di conoscerla.

Nel frattempo, e in attesa di conoscere questa sua visione, cresce una sensazione diffusa. Nei giorni scorsi un conoscente mi ha detto con amarezza: «Non mi sento più cittadino di Veglie. Per molte esigenze, dei vivi e perfino dei morti, mi rivolgo ai paesi vicini». Sfogo personale o percezione condivisa da molti? Comunque, mi sembra una sfiducia da contrastare. Ma non si contrasta limitandosi a discutere di viabilità, centro storico, verde pubblico, ampliamento del cimitero o nuove edificazioni.

Una visione moderna della pianificazione urbanistica dovrebbe considerare Veglie come uno spazio di relazioni sociali, economiche e culturali, nel quale studenti, associazioni, anziani, persone con disabilità, agricoltori, commercianti, artigiani e nuove realtà produttive possano esprimere bisogni e aspettative. Il territorio non va considerato come una somma di edifici e strade, ma come il luogo in cui si costruiscono i rapporti sociali.

In altre parole, il nodo di un paese frustrato e stanco non si scioglie solo redigendo un nuovo strumento urbanistico.  Si scioglie con un processo politico — unitario e convergente tra le forze presenti nel paese — che elabora la domanda sociale prima che il piano venga redatto.

In assenza di questo processo, il PUG rischia di restare uno strumento tecnico che fotografa l’esistente e disciplina l’espansione o la riduzione dell’edificato senza incidere realmente sulla qualità della vita.

L’esperienza del vecchio PRG dovrebbe insegnare qualcosa. Le numerose varianti approvate dal 1987 a oggi e il fenomeno dell’abusivismo dimostrano che il solo regolare l’attività costruttiva non è riuscito né a soddisfare pienamente i bisogni dei cittadini né a garantire un ordinato governo del territorio. E non perché il suo difetto fosse quello di essere uno strumento rigido. Veglie ha bisogno di qualcosa di più di una sostituzione di sigle.

Il nodo centrale: chi porta i bisogni dentro il PUG?

Sorge una domanda: chi porta dentro il PUG i bisogni della comunità, in una situazione di siccità d’acqua e demografica, di fuga dei giovani, di desertificazione dei servizi, di crisi dell’agricoltura tradizionale? Non il tecnico incaricato, che può progettare ma non sostituirsi alla società. Non la sindaca e gli amministratori di maggioranza e di minoranza (divisi come cani e gatti!), o almeno non da soli.

Senza cedere alla rassegnazione, se l’obiettivo è costruire un “PUG moderno”, l’amministrazione dovrebbe affiancare al percorso tecnico un Forum permanente dei soggetti locali “vivi” che in un paese di più di 13 mila abitanti ci sono, magari sparpagliati. Non una consultazione occasionale, ma uno spazio stabile di confronto tra associazioni, scuola, operatori agricoli, imprese e realtà sociali. Da questo confronto potrebbero nascere proposte concrete: spazi per la trasformazione dei prodotti agricoli, luoghi di aggregazione e nuove opportunità per i giovani, sedi per l’economia sociale, spazi di “lavoro in condivisione”, strumenti che favoriscano filiere corte, …

Parallelamente sarebbe necessario avviare una mappatura dei bisogni insoddisfatti e costruire una visione economica integrata nel piano.

La sfida di fondo

La sfida consiste nel passaggio dal paese come oggetto della pianificazione al paese come soggetto di essa.

Il quadro normativo pugliese offre strumenti che consentono questo approccio, ma servono capacità amministrativa e una società civile disposta non soltanto a difendere interessi particolari  ma a costruire un progetto collettivo.

Solo con questo lavoro il PUG può tradurre in scelte territoriali ciò che è vivo nella società. Perché il piano urbanistico può disegnare il contenitore, ma non può inventarsi il contenuto.

Aspettando la visione

Nel frattempo, attendiamo il verbale della conferenza di copianificazione. E magari, insieme al verbale, anche qualche dettaglio in più su questa famosa “visione” della sindaca.

Non so se “passaggi storici” possano esistere in un comune del sud. Ma se esistono richiedono più di un post su Facebook.

29 giugno 2026

Antonio Greco

[1] Cfr.: Assenza di un quadro economico preventivo completo – Ricorso all’affidamento diretto per un incarico complesso e articolato, con possibile artificioso frazionamento o sottostima dell’importo complessivo – Mancata costituzione dell’Ufficio del Piano, ecc.

[2] “A novembre 2008, esattamente in data 14, è stata pubblicata la determina n. 384 del direttore generale del Comune, dott. Pierluigi Cannazza, coordinatore unico dell’Ufficio del Piano, con la quale viene affidato l’incarico per la redazione del Pug. Adesso riprende, operativamente, la consultazione dei cittadini; infatti era stata già avviata, ancor prima di individuare il progettista, con 2 assemblee: quella generale, aperta a tutti i cittadini, e quella specifica con i tecnici locali” (arch. Salvatore Favale – Ufficio di piano di Veglie).

(Il punto – quadrimestrale di informazione del comune di veglie – n. 3 – novembre 2008 – pag.12)

[3] D.G.C. n. 51 del 25/03/2011: “Redazione del piano urbanistico generale del comune di Veglie – determinazioni”.

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