Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Graziella Lupo Pendinelli
Eravamo in tante e in tanti ieri sera a Veglie, nel desiderio ci partecipare e condividere un momento di musica, di arte e di comunità.
Giunti per un passaparola che “come la freccia dall’arco scocca vola veloce di bocca in bocca”, forse per aver letto sui social la comunicazione realizzata dal social media manager assunto dalla organizzazione dell’iniziativa Santu Palatu.
La comunicazione, come si legge nella locandina, ha promosso un evento ad ingresso gratuito in una piazza della città di Veglie, con il patrocinio del medesimo comune.
La piazza Umberto I, a Veglie, è una agorà semplice, di memorie contadine senza vanti aristocratici e di grandi dignità trascorse. Un salotto semplice ospitale per le donne e gli uomini appassionati di quella “misteriosa forma del tempo” che è la musica.
L”organizzazione di Santu Palatu aveva previsto, autorizzato dal comune di Veglie, una occupazione di spazio – e che spazio la piazza cuore del paese – con un centinaio o forse più di sedie tutte preventivamente occupate.
La prima domanda è cosa si intenda per “ingresso gratuito” se lo spazio è interamente occupato e presidiato da prezzolati guardiani di uno spazio che è pubblico?
Le sedie situate nella piazza a godimento dei sederi eletti erano tutte con nome proprio, ogni sedia aveva il nome addosso corrispondente ad uno degli sponsor che avevano concorso alla realizzazione della iniziativa.
Per non cadere in fallo e per aprire sempre discorso e confronto ho cercato sul sito Treccani cosa significhi ”sponsor”.
Si legge su Treccani: dal lat. sponsor «garante, mallevadore» e nel lat. crist. «padrino (di battesimo)», der. di spondēre «assumere un impegno»] (pl. sponsors 〈spònsë∫〉), usato in ital. al masch. invar. (e per lo più con pronuncia 〈spònsor〉). 1. – Azienda, società commerciale, ente o singola persona che sostiene finanziariamente una manifestazione sportiva, artistica, culturale, un’impresa scientifica, una trasmissione radiotelevisiva o altre iniziative, allo scopo di pubblicizzare i proprî prodotti o di aumentare il proprio prestigio e la propria notorietà.
Quindi la domanda è: quale prestigio e notorietà hanno valorizzato le aziende che hanno finanziato l’iniziativa se hanno devoluto un soldo per avere un paio di posti a sedere e fare della piazza umile e contadina un’arena classista? Ci sarebbe da chiedersi se i posti assegnati agli sponsor siano stati riconosciuti anche sulla base della musica delle monete che hanno elargito: in seconda fila i più facoltosi e a scalare.
In verità, promuovere conoscenza e prestigio di un’azienda con il cosiddetto sponsor significa farsi artefice e partecipe di un momento o di una opportunità di bellezza, quale poteva essere il concerto di ieri sera, per la intera comunità vegliese pronta ad accogliere le tante persone accorse per Raphael Gualazzi.
Per rispetto a coloro da cui veniamo scelgo di omettere alcuna considerazione sulla modalità adottata dall’organizzazione per conservare le sedie libere per gli sponsor e auspico che per l’avvenire si possa tornare a riflette sul senso politico che ogni gesto, minuscolo o gigantesco, esprime e farsi nuovamente desiderosi tanto di musica e ancor più di legami di comunità e di autentici riconoscimenti.
Graziella Lupo Pendinelli
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