Un viaggio nel tempo tra storie e persone
Disponibile dal 28 maggio 2026 in tiratura limitata
solo presso “Non solo edicola” a Veglie
VEGLIE – Si arricchisce di un nuovo tassello il mosaico sulla Storia Patria che gli studiosi locali stanno realizzando passo dopo passo sul Paese di Veglie.
Dopo e ultime pubblicazioni di Antonio De Benedittis ( “IL PALAZZO CACCIATORE”, PUBBLICAZIONI DI A. DE BENEDITTIS,) e di Cosimo Fai (“DON DONATO VERRIENTI”, “VEGLIE: MATRIMONI D’ALTRI TEMPI”, “VEGLIE IN BARBERIA” ), nasce una nuova storia scritta da Cosimo Fai e realizzata grazie alle ricerche d’archivio (Archivio di Stato di Lecce, Archivio di Stato di Salerno, Archivio di Stato di Bari, Biblioteca Pubblica Arcivescovile “Annibale De Leo” – Brindisi, Archivio Parrocchiale Chiesa Madre di Veglie) e allo studio di documenti storici dai quali è stato possibile estrapolare la vita sociale, politica, storica e amministrativa di Veglie a partire dal 1600.
Nel libro inoltre sono presenti alcune immagini realizzate con l’intelligenza artificiale grazie alle quali si possono riscoprire e immaginare angoli di Veglie ormai scomparsi.
In questi documenti dimenticati negli archivi ”si conservano frammenti di vite, relazioni, aspirazioni e vicende che hanno contribuito, non meno delle grandi narrazioni, a costruire la storia dei territori e delle comunità”.
Il libro, stampato in pochi esemplari, è disponibile da Giovedì 28 Maggio 2026 solo presso “Non solo edicola” in via Vittorio Veneto a Veglie.
In questa pubblicazione, dal titolo «Marcus Aurelius Frezza “Philosphia et Medicina Doctoratus” de Terra Veglie – il Capitano, la Dama e la Duchessa», protagonista è la famiglia Frezza, originaria di Ravello (SA) la cui presenza e attività nel Seicento si collega in modo significativo alla storia della comunità di Veglie segnandone la vita sociale, politica e amministrativa. Con questa ricerca si capisce come “anche un singolo nucleo familiare possa diventare una chiave di lettura per comprendere il funzionamento di una comunità, le sue gerarchie sociali, le sue relazioni economiche e il suo rapporto con il potere.”
La storia della famiglia Frezza non è soltanto una storia familiare. È parte della “storia di Veglie, della Terra d’Otranto e della società meridionale del XVII secolo”.
Veglie si inserisce pienamente nel sistema feudale che caratterizzò il Mezzogiorno d’Italia tra età medievale e moderna, quando il controllo del territorio era affidato a famiglie nobiliari investite del feudo dal sovrano. Nel corso dei secoli il territorio vegliese passò sotto la signoria di diversi feudatari, riflettendo le dinamiche politiche, economiche e dinastiche tipiche della Terra d’Otranto. In questo libro ripercorriamo tutti i passaggi di Veglie nelle mani dei diversi feudatari, come ad esempio gli Squarciafico i Pinelli e i Pignatelli, nel corso dei secoli.
Il libro si avvale anche della collaborazione di Antonio De Benedittis che ha realizzato una ricerca grazie alla quale è possibile ripercorrere nomi, vicende e successioni dei feudatari che governarono il territorio di Veglie sin dal XVI secolo sino alla soppressione della feudalità,
La storia della famiglia Frezza a Veglie inizia con la figura di Gasparro Frezza (IL CAPITANO), inviato a Veglie in qualità di capitano quale rappresentante dell’autorità signorile. La famiglia nel corso degli anni si radicò nel tessuto sociale vegliese e intraprese un percorso di consolidamento che la condusse, lungo il XVII e XVIII secolo, a occupare ruoli di sempre maggiore rilievo.
Grazie ai documenti consultati si può ricostruire la genealogia della famiglia Frezza, dei legami matrimoniali, della fondazione di benefici e di come questa famiglia ha contribuito allo sviluppo sociale ed economico del territorio.
Un altro importante capitolo del libro riguarda la “Scuola Medica Salernitana” che è considerata uno dei centri più importanti della medicina europea medievale nella quale si integravano diverse tradizioni culturali (greca, latina, araba ed ebraica) tanto da essere definita la prima vera università dell’Occidente. In questa scuola si laureò nel 1603 MARCUS AURELIUS FREZZA da Veglie e nel libro sono spiegati in maniera molto precisa tutti i dettagli del percorso di laurea di quel tempo.
“La presenza di Marco Aurelio a Veglie non può essere letta solo come l’insediamento di un medico in un centro periferico del Regno di Napoli. Essa si inserisce in una strategia familiare di integrazione sociale e culturale, che includeva la gestione di benefici ecclesiastici, il mantenimento di incarichi di rilievo e la costruzione di un capitale culturale trasferibile. In questo quadro, Marco Aurelio rappresenta la sintesi tra ascendenza amministrativa, radicamento locale e sviluppo del prestigio scientifico e accademico.
La figura di Marco Aurelio Frezza assume un duplice significato: da un lato professionista della medicina, depositario di un sapere scientifico raro per l’epoca; dall’altro componente di rilievo di una linea familiare destinata a consolidarsi sul territorio. Attraverso la sua attività, la famiglia Frezza non solo rafforzò la propria presenza a Veglie, ma si inserì stabilmente nella vita civile, religiosa e sociale della comunità.”
Molto interessante è anche la descrizione nel libro degli atti di compravendita e delle procedure per ufficializzarne il passaggio di proprietà come interessante è la cerimonia di consegna della città al feudatario di turno.
Importante è anche la descrizione dei Benefici fondati dalla famiglia Frezza nelle cappelle e nelle chiese. Benefici che mettono in risalto l’importanza per i feudatari del rapporto con la chiesa e con la religione.
L’altro personaggio importante del libro è Giovannella Della Marra moglie di Gasparro Frezza. Se Gasparro Frezza è “IL CAPITANO” per titolo e funzione, Giovannella è “LA DAMA” perché incarna autorità morale, influenza e visione, qualità meno appariscenti, ma non meno decisive. Non combatte in battaglia come il marito capitano, ma esercita un potere più sottile: orienta le scelte del marito, media nei conflitti familiari, influenza decisioni economiche e patrimoniali, custodisce la rete di relazioni.
La famiglia Frezza è stata una famiglia religiosissima e molto devota specialmente verso la Beata Maria Vergine del Carmine (o del Carmelo). Il primo beneficio fu istituito nella chiesa matrice di Veglie, in una cappella dedicata, a cui molti altri ne seguirono. Uno di questi fu fondato nella chiesa della masseria Duchessa.
La masseria prende il nome da Donna Silvia Frezza (LA DUCHESSA) che dopo essere rimasta vedova «sposa intorno al 1630, l’UID Geronimo Natale, ricchissimo funzionario governativo che soltanto nella Terra di Veglie possedeva: “…le masserie dette l’Arene, li Trojali, Vocettina, lo Pegno e quella delli Bonvicini seu Monte Arruga, 3000 alberi di olive, una casa alla Porta Nuova con membri inferiori e superiori… ”, beni questi che in sede di stipula dei capitoli matrimoniali vengono aggiunti a quelli portati in dote dalla Frezza fra i quali figurava anche una masseria denominata “la Duchessa” che non era altro il titolo nobiliare con cui veniva chiamata la proprietaria.»
Per concludere “Quella dei Frezza si rivela dunque come una pagina significativa, e finora poco conosciuta, della storia locale: una vicenda che intreccia nobiltà, fede, cultura e radicamento territoriale, restituendo dignità e voce a una famiglia che contribuì in modo concreto alla costruzione dell’identità storica di Veglie e della Terra d’Otranto. “
“Marcus Aurelius Frezza – il Capitano, la Dama e la Duchessa” è un libro che porta alla luce dalla polvere degli archivi una Veglie sconosciuta e interessante.
“Il percorso intrapreso tra archivi, biblioteche e documenti ha restituito voce e volto a una vicenda rimasta a lungo nell’ombra, offrendo alla comunità vegliese non solo un frammento ritrovato del proprio passato, ma anche un’occasione di riconoscimento e appartenenza. La storia delle famiglie Della Marra e Frezza nel Seicento non è soltanto un racconto di nomi e date: è materia viva, fatta di relazioni, aspirazioni, conoscenze e sentimenti che ancora oggi dialogano con noi. “
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