“MEMORIA E RICORDO 2014”

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FIORENZO PATERA: DIARIO DI BORDO DA TRIESTE A CRACOVIA
ALLA SCOPERTA DEL  “MONDO OCCULTATO”

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Anche quest’anno, una delegazione di giovani vegliesi ha partecipato al progetto, realizzato dall’associazione “Jump in” in collaborazione con la Provincia di Lecce, dal titolo “Memoria e Ricordo”. Nello specifico si è trattato di un viaggio alla scoperta dei “luoghi degli orrori” perpetrati durante il primo Novecento. L’itinerario vissuto ci ha dato modo di conoscere le Foibe di Basovizza, la Risiera di San Sabba e i campi di concentramento di Auschwitz e Binkenau.

Di seguito il diario di bordo: stati d’animo e nuove rivelazioni tra le vie della “triste storia dei campi di concentramento”.

Sabato 1 marzo: erano circa le sette del mattino quando io e Matteo Giannotta abbiamo iniziato la nostra avventura a bordo di un autobus, assieme ad altri 100 ragazzi salentini. Molti i comuni che hanno aderito al progetto: da ogni paese poteva partire una rappresentanza formata da tre unità.

A Veglie, nello specifico, siamo stati forse noi gli unici a far richiesta, prontamente accettata. E così, il viaggio ha avuto inizio. Ad attenderci oltre 12 ore di viaggio, trascorse peraltro molto velocemente tra risate e canti. Una volta arrivati a Lignano Sabbiadoro, sotto una fitta pioggia, abbiamo provveduto a cena e sistemazione in hotel.

Domenica 2 marzo: a colazione ultimata siamo ripartiti, di nuovo sotto la pioggia, alla volta di Trieste. Arrivo alle 10 circa: la prima tappa prevedeva la visita al “Castello di Miramare”, una residenza imperiale asburgica; poi, per pranzo, destinazione Trieste centro. Fortunatamente non pioveva, quindi ci siamo messi subito alla ricerca di un locale nei pressi  di “Piazza Unità d’Italia” (a mio avviso una delle piazze più belle d’Italia e la più grande d’Europa, che si affaccia sul mare).

Con qualche minuto di ritardo – causa pausa caffè in uno dei tanti “caffè storici triestini” – ci siamo ritrovati tutti sugli autobus e abbiamo ripreso il nostro viaggio: destinazione Risiera di San Sabba.

Qui le autorità tedesche, un tempo, “smistavano” le persone che sarebbero, poi, finite nei campi di concentramento. Costruiti nel 1913, gli edifici erano dediti alla pulitura del riso, trasformati dopo l’8 settembre del 1943, durante l’armistizio, in un campo di prigionia per i militari italiani catturati.

Nel 1965, poi, il presidente, della Repubblica, Giuseppe Saragat dichiarò la Risiera di San Sabba, un monumento nazionale, in quanto “unico esempio di lager nazista in Italia”.

Risiera di San Sabba
RISIERA DI SAN SABBA

Terminata la visita in questo luogo alquanto suggestivo, nel tardo pomeriggio, ci siamo avviati verso Basovizza, per visitare la foiba omonima.

Si tratta di un profondo pozzo minerario scavato per l’estrazione del carbone, abbandonato, poi, a causa della sua improduttività. Fu, quindi, utilizzata dai partigiani comunisti jugoslavi per l’occultamento di un numero imprecisato di cadaveri italiani.

La visita alle foibe non può essere descritta, va vissuta una volta nella vita e ti resta dentro.

BASOVIZZA
FOIBE DI BASOVIZZA

Le ore sono trascorse e a tramonto inoltrato ci siamo ritrovati sugli autobus, in partenza per Cracovia. Altri mille chilometri, probabilmente quelli più brutti, dell’intero viaggio.

Lunedì 3 marzo: arrivati a destinazione, in tarda mattinata, ci siamo sistemati nelle stanze, doccia e via. Inizia un vero e proprio tour per la città, a partire dal centro con la sua gigantesca piazza Rynek Główny, la più grande piazza medievale d’Europa.

piazza Rynek Główny
PIAZZA RYNEK GLOWNY

 Peccato che la torre del municipio abbia apertura stagionale, motivo per il quale non abbiamo potuto visitarla. In compenso abbiamo passeggiato a lungo tra i banchetti presenti sotto il Sukiennice, l’antico mercato dei tessuti di Cracovia, che sorge proprio nel centro della piazza. Immancabile anche una visita alla Kósciół Mariacki, la Cattedrale di Santa Maria. Al suo interno sorge un altare con statue che sfiorano i tre metri di altezza. Da una delle due torri campanarie, viene suonata ogni ora l’Hejnał: triste melodia per commemorare l’uccisione di una sentinella.

Per rifocillarci abbiamo deciso di prendere un thè al “Caffè Noworolski”, situato sotto i portici del Sukiennice.

Il nostro cammino è ripreso, poi, verso Kazimierz (quartiere storico di Cracovia, centro della comunità ebraica fino alla seconda guerra mondiale) per cenare (un pasto completo costa circa 10/15 euro), passando dalla parte del castello che costeggia la Vistola. In prospettiva ci è stato possibile ammirare la statua del drago, che sputa fuoco ogni 5-10 minuti. Per il dopo cena, niente di meglio che consumare un “paio” di birre ai pub nelle vicinanze di Plac Nowy.

Martedì 4 marzo: con poche ore di sonno e un travagliato risveglio, al via la colazione e con grande piacere ci siamo ritrovati di fronte ad un mix di affettati misti, salsicce, bacon, uova, dolci, pane, marmellata, cereali, latte, caffè e thè. La giornata è stata quasi interamente dedicata alla visita del campo di concentramento “Auschwitz-Birkenau”. In attesa delle nostre guide abbiamo provveduto a suddividerci in due gruppi.

Anche qui inutile alcun tipo di descrizione: può bastare qualche foto.

Auschwitz
INGRESSO E INTERNO DI AUSCHWITZ

 

Birkenau
INGRESSO E INTERNO DI BIRKENAU

 Qui, non ho potuto fare a meno di notare una cosa a mio avviso molto triste: lo spirito turistico con cui la gente va a visitare questi posti, entusiasti di fotografare i loro volti con alle spalle simboli di una tragedia. Per esempio la scritta: “Arbeit macht frei”, che sovrasta la cancellata di ingresso di Auschwitz, come se li dietro ci fosse l’insegna di un parco giochi o ancora le rotaie e l’ingresso di Birkenau come se ci fosse la “Tour Eiffel”.

Posti che stanno ormai diventando solo un “lurido affare di soldi”, di business e della “morte di ogni forma di rispetto”.

La sera, poi, dopo una breve sosta in hotel, abbiamo deciso di cenare all’interno del centro commerciale “galeria krakowska”, con più di 200 negozi e con una buona zona ristorazione. Ci siamo spostati in tram (meno di 1 euro per 40 minuti), ma è comunque facilmente e comodamente raggiungibile a piedi, così come tutto il centro cittadino. Per il dopo cena, anche in questa serata, fiumi di birra. Le migliori birre polacche sono la Żywiec o la Tyskie, ma c’è ne sono tante altre. Una 0.5l costa circa 8zloti, l’equivalente di 2 euro. Grazie al nostro “stentato” inglese e soprattutto grazie alla birra siamo anche riusciti a conoscere due creature polacche, Carolina e forse Paolina, che hanno provveduto a farci gustare uno shot con vodka, tabasco e succo di lampone. Purtroppo, non ricordo il nome, ma è un cicchetto molto usato tra gli studenti polacchi. Il rientro in hotel è stato all’alba, in taxi, con meno di 5 euro.

Mercoledì 5 marzo: ultimo giorno di permanenza a Cracovia. Durante la mattinata abbiamo visitato la “miniera di sale di Wieliczka”, situata appunto nella città di Wieliczka, a pochi chilometri da Cracovia. “Dopo una bella sbornia cose c’è di meglio di quasi tre chilometri di corridoi serpeggianti, 800 scalini e 135 metri di profondità ed un’aria secca piena di iodio?”.

FOTO DI GRUPPO
FOTO DI GRUPPO

Il percorso ha avuto inizio dal Pozzo Daniłowicz, dove abbiamo incontrato la nostra simpatica guida. Lo scenario: labirinti, scale e corridoi disposti su diversi livelli fino ad una lunghezza di 300 chilometri. L’esplorazione ha previsto la visita di solo tre livelli su nove, fino a raggiungere circa 140 metri di profondità, dove abbiamo ammirato cappelle e bassorilievi, sculture centenarie e volti di Santi, ovviamente, tutto realizzato con il sale: si poteva addirittura assaggiare. Siamo, poi, risaliti in ascensore e terminata la visita guidata, abbiamo fatto ritorno a Cracovia. A quel punto il viaggio è proseguito con la visita presso il Castello Reale di Wawel, situato sull’omonima collina. Non ci è stato permesso di vedere alcune stanze dello stesso per via dell’apertura stagionale: ad esempio la tana del drago. Drago (Smok) che è uno dei simboli della città, lo si trova infatti dappertutto, per via di una leggenda locale.

Accanto al castello è situata la Cattedrale, con le tombe dei re e di alcuni personaggi della storia polacca. Sempre dall’interno della cattedrale si può salire sul campanile per raggiungere l’imponente campana di Sigismondo. Inclusa nel biglietto anche la visita del piccolo museo antistante la cattedrale, dedicato a Giovanni Paolo II.

Come ultima tappa, in questo caso scelta proprio da me, destinazione a “La Fabbrica di Schindler”, che con molto dispiacere, abbiamo trovato chiusa. A questo punto c’è stato il rientro verso il centro della città, per fare gli ultimi acquisti in uno dei tanti negozi di souvenir (molti dei quali gestiti da italiani).  Rientrati in hotel, siamo nuovamente usciti in tram per andare a cenare e per il post serata, questa volta, abbiamo scelto di passeggiare per le vie circostanti Rynek Główny, spendendo gli ultimi zloti rimasti.

Giovedì 6 marzo: dopo un abbondante colazione, intorno le 6, ci siamo sistemati sugli autobus per ripartire. La stanchezza prende così il sopravvento e quasi senza rendercene conto, siamo a Lignano Sabbiadoro intorno le 21, dove abbiamo passato la notte.

Venerdì 7 marzo: sveglia colazione e partenza alla volta di Lecce. Il viaggio trascorre tranquillamente e tra saluti e ringraziamenti arriviamo in città verso le 21.

“Nel complesso Cracovia non ha deluso le aspettative, anzi le ha superate. Il progetto a mio parere è riuscito, moltissime le attività di aggregazione, un po’ meno quelle educative e culturali. In ogni caso un’esperienza che va vissuta almeno una volta nella vita, ma purtroppo la comunità vegliese continua a non rispondere nemmeno su temi sensibili, come quelli della giustizia sociale, della legalità e dei diritti civili”.

PATERA E GIANNOTTA

Articolo di Fiorenzo PATERA

 

1 COMMENT

  1. Sono d’accordo con l’autore della lettera, la visita di questi luoghi dovrebbe essere un’esperienza da fare nella vita. E’ vero che oramai possiamo raggiungere e visitare virtualmente ogni luogo del pianeta, ma vederli e sentirli fisicamente ci permete di capire, in minima parte, ciò che troppi uomini hanno passato a causa di fascismi e dittature di ogni colore.
    Io ho avuto l’occasione di visitare il campo di concentramento di Dachau, che spunta come un pugno allo stomaco nello splendido paesaggio bavarese, proprio accanto alla città da cui prende il nome. Questo è ciò che ho provato. La tristezza ed il dolore che un tempo, per un periodo, sono stati confinati solo in quel recinto, al di la del quale invece, ci si sentiva protetti proprio dall’ideale che aveva posto quel filo spinato.
    Condivido con l’autore anche la tristezza nel vedere il lato turistico del luogo, ovvero notare più di qualcuno mettersi in posa per una foto davanti ad una fossa comune o ad un muro usato per la fucilazione degli internati, ma certo questo dipende dalla sensibilità e dall’educazione ricevuta da ognuno di noi.
    I lager e le foibe hanno toccato da vicino noi italiani ed è bene che abbiano un posto particolare nella nostra memoria, ma sarebbe bene ricordare che oggigiorno siamo difronte al dramma di altri popoli e comunità, dai palestinesi alle comunità etniche e religiose di africa ed asia fino alla popolazione nord coreana. Sono persone oppresse oggi, per le quali sarebbe bene sensibilizzare ed agire ora piuttosto che parlarne domani ricordando la loro tragedia.

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