PAOLO SORRENTINO: «Ho scritto una lettera a Dio. Gli ho scritto “Dio occupati tu dell’educazione. Non dei figli ma dei genitori”»

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Il centro storico di Veglie deturpato da disegni e scritte

In pochi giorni è diventata una scena cult il monologo di Paolo Sorrentino in una puntata dell’ultima serie tv di SKY dal titolo “Call My Agent”.

In questo monologo il regista (nella veste di attore in  uno splendido cameo) parla della scuola e dei genitori descrivendo  in maniera perfetta quello che molto spesso  accade nella collaborazione  tra scuola e genitori. Il regista lo chiama “entusiasmo immotivato”.

Il monologo si conclude con questa frase: «Ho  scritto una lettera a Dio. Gli ho scritto “Dio occupati tu dell’educazione. Non dei figli ma dei genitori”. »

Facendo un giro per il centro storico di Veglie non si può  non pensare a questa frase.

È da qualche giorno che i muri della Chiesa e delle case del Centro di Veglie sono diventate  le “tele” su cui alcuni ragazzini   imprimono  indisturbati   i loro pensieri  a volte anche offensivi verso altri ragazzi/e.

Il problema non è nuovo. I muri deturpati da scritte e disegni si possono vedere in molte parti del paese. I più “famosi” sono quelli dell’edificio presente nell’area mercatale. Per pulire questi ultimi sono stati spesi proprio in questi giorni circa  15.000,00 euro senza un progetto che possa prevenire il ripetersi degli  stessi atti vandalici in  futuro.

Se già le scritte nell’area mercatale sono uno scempio  per il decoro urbano, a maggior ragione lo sono quelle fatte nel Centro Storico di Veglie sui muri della Chiesa e delle case private.

Non è possibile lasciare agire indisturbati questi ragazzini che imbrattano  muri pubblici e privati  in orari serali durante i quali la gente circola tranquillamente.

Non è possibile, dopo aver visto quello scempio, non fare dei controlli mirati per scoprire chi sono gli autori di quelle scritte. Non sarebbe per niente difficile risalire agli autori. Ogni scritta e ogni graffito è di per sé una firma. Una ricerca ben fatta potrebbe condurre in breve tempo all’autore. Se poi si tiene conto di eventuali  videocamere situate nelle zone prese di mira, la soluzione  potrebbe essere ancora più facile da raggiungere. Basterebbe una denuncia di qualche proprietario delle case imbrattate o anche del parroco della Chiesa alle autorità competenti.

Sarebbe opportuno, una volta risaliti agli autori, punirli. Ma non i ragazzi. I genitori. Facendo pulire da loro i muri, con  la forza delle loro stesse braccia e con il materiale occorrente per la pulizia comprato con i loro soldi. Tutto questo mentre i figli, autori dei graffiti, guardano i genitori  ripulire lo scempio creato da loro stessi.

Forse non è una punizione legale, ma sicuramente potrebbe essere un buon deterrente.  Non per i figli. Ma per i genitori a educare meglio i propri figli.

Successivamente si potrebbe poi pensare di offrire  degli appositi spazi da decorare a  veri “street artist”, locali o di altre paesi, per abbellire in maniera decorosa  alcuni luoghi del paese (come anche il centro storico).  Ma questa è un’altra storia ancora da scrivere.

Veglie News

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