Associazioni Kurumuny Editore, Bianca Guidetti Serra, ECOR
Il Gruppo di Associazioni Kurumuny Editore, Bianca Guidetti Serra, ECOR, hanno realizzato la mappa “Un Altro Salento, mappa non solo turistica del Salento.”
Scopo principale è mostrare, attraverso brevi presentazioni, quali e quante criticità hanno messo in assedio il Salento, un territorio che in questo momento è a un passo da una trasformazione profonda e irreversibile.
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Ognuna di queste tappe è accompagnata da una breve postilla esplicativa a cura della redazione e riguarda varie città del Salento.
Ed è un fatto che fino a pochi decenni or sono il Salento si mostrava come un’unica distesa di campi lussureggianti e ben coltivati, lembo di una Regione che, causa un’epidemia fitobatterica da ”Xilella fastidiosa“, è oggi in piena desertificazione, principale problema che in questo momento ci troviamo ad affrontare.
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In questa mappa non viene menzionato purtroppo, né trova spazio, il progetto per la realizzazione di un mega impianto agrifotovoltaico nei pressi di Masseria Maramonti (località Boncore) perché notizia non ancora resa nota dai giornali al momento di stampare, uno tra i più grandi del Meridione d’Italia, che va aggiunto a due impianti eolici già approvati nella stessa zona per complessivi mille e cento ettari di estensione, cioè di terreno fertile e comunque non cementificato (articoli del Quotidiano di Puglia del 4 maggio 2026 e seguenti).
La domanda che è lecito porsi: giunto il momento di fare scelte sostanziali e definitive in questo territorio, quale Salento vogliamo per le future generazioni e dunque per coloro che vedranno in chiaro gli effetti delle odierne decisioni in campo energetico?
Guardando la mappa e le molteplici situazioni critiche prende forma un territorio frantumato e ridotto a brandelli, aggredito da Sud a Nord senza eccezioni, un contesto dove le energie rinnovabili potranno coprire tra qualche anno la metà del territorio salentino.
A tal riguardo i temi sono due e ben distinti: transizione energetica e consumo di suolo che però, a differenza di quanto si favoleggia a livello di pubblicità, entrano subito in forte contrasto, un irrimediabile scontro, dal momento che eolico e fotovoltaico richiedono entrambi grandi superfici (quest’ultimo richiede un ettaro e mezzo per 1 megawatt di energia, mentre le pale eoliche richiedono per l’impianto nel sottosuolo o in mare grandi quantità di cemento; da un articolo del quotidiano di Puglia 20 marzo 2026)
Il Salento in questo momento è terra di speculazione energetica.
Il Salento in questo momento chiede aiuto.
Avviene che la transizione energetica, importante e necessario passaggio epocale, è il tema scottante del momento, così urgente e così improrogabile (visto il surriscaldamento del clima), ma non al punto da stravolgere e snaturare, senza possibilità di recupero, un intero territorio, quel prezioso paesaggio agricolo e naturale che è il Salento e che i nostri antenati ci hanno lasciato.
Una proliferazione di progetti di vaste proporzioni e con notevoli conseguenze sull’ambiente naturale: “Sora nostra Matre terra la quale ne sustenta et governa et produce diversi fructi….”(San Francesco), senza dimenticare le ricadute sulle attività turistiche che in questi ultimi decenni sono state oggetto di grandi investimenti e costituiscono nuova vocazione economica.
Mega impianti di proporzioni industriali che si prefigurano, senza ombra di dubbio, come mera speculazione energetica, con una produzione di energia elettrica che va oltre il fabbisogno stabilito a livello nazionale e al di sopra del tetto massimo per la Puglia stabilito per il 2030.
Si tratta quindi di produrre un surplus di energia al disopra dei consumi che in ogni caso verrà acquistata dal Gestore unico nazionale “Terna“ e venduta sul mercato globale; ne consegue che, senza tema di alcuna smentita, questa corsa esplosiva agli impianti eolici e agro fotovoltaici porterà il Salento a diventare in breve tempo una unica piattaforma energetica, una vera industria del fotovoltaico a cielo aperto per il mercato internazionale: rimarrà qualche metro quadro di campagna? E forse il nodo sta proprio qui: a chi giova tutto questo? Interessa di più produrre energia solare in modo autonomo o a terra e su suolo agricolo?
Veglie 11 Giugno 2026
Maria Concetta Stefanizzi
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