Guerra in Ucraina: la posizione di Rete Indipendente

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Rete Indipendente: «Guerra in Ucraina: la nostra posizione»

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RETEINDIPENDENTE – In un momento storico come il nostro, ammettere una verità universale sarebbe presuntuoso quanto rischioso. Rete Indipendente si sente forte verso la dedizione che nutre nei confronti della Costituzione Italiana e rispetto al conflitto russo-ucraino ha delle considerazioni da fare e una posizione da prendere, così come ogni partito di professata identità dovrebbe fare.

La Costituzione Italiana, ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, allo stesso modo il nostro movimento ripudia un intervento militare che, però, sotto certi aspetti potrebbe sembrare sensato.

L’intervento, o per meglio dire, l’attacco russo in Ucraina rappresenta certamente una minaccia al nostro stile di vita economico, ideologico e sicuramente politico; rappresenta, per noi, un atteggiamento imperialista, come quei grandi progetti del passato che aspiravano a conquistare vasti territori per affermare la propria esistenza e la propria sovranità indiscussa.

Ma permetteteci di porre in questa riflessione due elementi controversi; se da una parte l’Europa potrebbe rappresentare la prima linea di difesa dell’Ucraina come un intervento in un gioco altrimenti impari, dall’altra la frenetica necessità di soccorso e armamenti europei mette seriamente in discussione la natura della nostra ideologia europea, e certamente costituzionale.

Come parte di questo grande segmento ideologico chiamato Europa, siamo chiamati a prendere una seria posizione rispetto ai tragici eventi che colpiscono i nostri vicini. È chiaro che, in questo caso come in molti altri nella nostra storia, non si tratti di mere vicissitudini ma di condizioni politiche, economiche e storiche che hanno portato ad un tragico risultato, ovvero il “conflitto” tra Russia e Ucraina.

Consci del ruolo che il nostro Paese riveste nel giardino europeo, abbiamo convenuto che due termini fossero predominanti e ridondanti nella lunga riflessione: imperialismo e pacifismo.

Imperialismo, perché la necessità di Putin di spingersi verso i confini europei in un futuro eccessivamente immediato ricorda un po’ la necessità dell’Impero Romano di espandere i propri confini ad ogni costo per poi disperderlo, e dall’altro un giovane quanto ambizioso Alessandro Magno che aspira a dettare le proprie regole senza valutare il costo reale delle proprie convinzioni.

Pacifismo, perché ci siamo chiesti quanto questa parola volesse davvero significare nel nostro vocabolario storico. A questo termine molti di noi associano il benestare a tutti i costi, una certa condiscendenza che prescinde dalle proprie necessità e idee civiche, rappresenta una condizione di calma e tranquillità; eppure, le marce per la pace, per quanto atti da incoraggiare comunque, hanno lasciato nei nostri scambi ideologici qualcosa di amaro, di triste e rassegnato.

Ci siamo chiesti se di battaglie da combattere prima di questa non ce ne fossero state altre, e ci siamo detti di sì pensando all’Afghanistan; non era affare nostro, abbiamo pensato, però collaborare con la NATO non vuole dire solo “Grazie!” quando questa decide di intervenire e il perché lo si decide non è comunque chiaro, poi però ci ricordiamo dell’America.

Non è chiaro il ruolo del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, poi però ci ricordiamo che, tra coloro che si occupano di sicurezza, ci sono la Russia e anche la Cina; non è chiaro il ruolo che l’Italia, ma anche l’Europa abbia preso rispetto all’invio di arsenali militari.

Eppure, se è realmente vero che noi ripudiamo la guerra, perché non mettiamo sul tavolo qualcosa che persino un pazzo, folle e irrazionale possa accettare, pur di risparmiare vite, pur di salvare dei fieri e coraggiosissimi potenziali cittadini europei?

Perché la verità è che ora ci sentiamo molto vicini al popolo ucraino, ci sentiamo vicini ai nostri vicinissimi che soffrono e, allo stesso tempo, ripudiamo ciò che noi, in quanto italiani, abbiamo sempre ripudiato: la guerra, come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli.

La posizione di Rete Indipendente è chiara, a questo punto. Noi ripudiamo la guerra, accogliamo il prossimo come parte integrante del nostro pianeta, confidiamo nella diplomazia e nel compromesso e ammettiamo la nostra Costituzione come verbo incontestabile. Ammettiamo l’Articolo 52 che professa il diritto alla difesa ma riconosciamo la prevenzione professata nell’Articolo 11 che predilige il confronto e il compromesso e auspichiamo alla cessazione del conflitto senza la necessità di un intervento militare che, in ogni caso, in ogni momento storico, andrebbe contro le nostre convinzioni, contro le nostre coscienze.

Rete Indipendente

5 aprile 2022

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