Operazione “Olimpo” contro la ‘ndrangheta: sgominata una rete che controllava in modo capillare attività turistiche nel Vibonese

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Da sinistra: Fausto Lamparelli, Francesco Messina, Nicola Gratteri, Gianni Albano

Il dirigente della squadra mobile di Vibo Valentia Gianni Albano tra i coordinatori dell’operazione

Tangenti da 20mila euro al mese.  Sequestrati beni per 250 milioni di euro

CATANZARO –  L’operazione “Olimpo” coordinata dalla Procura della Repubblica di Catanzaro con l’ausilio della polizia di Stato di Vibo Valentia ha portato all’arresto di 56 persone (41 in carcere e 15 ai domiciliari) con un totale di 78 indagati. Nel corso della conferenza stampa il procuratore Nicola Gratteri ha fatto il punto insieme al Direttore Centrale Anticrimine Prefetto, Francesco Messina, al Dirigente della mobile di Vibo Gianni Albano (originario di Veglie, ndr)  e a Fausto Lamparelli, Dirigente Sco. Nella lista delle persone arrestate figurano anche nomi di imprenditori, funzionari pubblici e sindacalisti.

Già dalle prime ore di giovedì 26 gennaio 2023, a Vibo Valentia, Catanzaro, Reggio Calabria, Palermo, Avellino, Benevento, Parma, Milano, Cuneo, L’Aquila, Spoleto e Civitavecchia, investigatori della Polizia di Stato hanno dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa di misure cautelari disposte a carico di 56 soggetti, gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, sequestro di persona, trasferimento fraudolento di valori, illecita concorrenza con violenza e minaccia e traffico di influenze illecite, aggravati dal metodo e dall’agevolazione mafiosa, nonché di corruzione, rivelazione di segreto d’ufficio e associazione per delinquere finalizzata alla ricettazione ed al riciclaggio di macchine agricole, aggravate dalla transnazionalità e dall’agevolazione mafiosa.

Nella conferenza stampa il procuratore NICOLA GRATTERI ha affermato: “Un’indagine nella quale ci sono prove, non gravi indizi di colpevolezza. Grazie ad intercettazioni ambientali, telematiche e telefoniche. Ci sono le voci degli arrestati di questa notte, sequestri di beni, pedinamenti effettuati. L’indagine è durata due anni e crediamo di aver dimostrato questa notte un sistema capillare e sistematico di controllo di tutte le attività alberghiere e turistiche di tutta la provincia di Vibo e in particolar modo Tropea e i paesi vicini. La ‘ndrangheta chiedeva tangente per qualsiasi tipo di attività che riguardava le strutture alberghiere: dai trasporti con gli autobus alla fornitura di generi alimentari e perfino il controllo del porto di Tropea. Abbiamo documentato anche le tangenti mensili. C’erano imprenditori che dovevano pagare circa 20mila euro al mese”.

Le parole del Prefetto FRANCESCO MESSINA: “Una ‘ndrangheta fortissima, sia dal punto di vista militare che economico. Un’attività di estorsione sistematica alla quale non corrisponde nessuna denuncia. Un agire mafioso riconosciuto sul territorio: il contrasto diventa proficuo ed essenziale se si aggiunge un contemporaneo attacco ai beni illecitamente acquisiti. L’azione di contrasto alle criminalità si può fare efficacemente solo se si agisce su due piani in contemporanea. 250 milioni di euro sottoposti a sequestro: è una capacità chiarissima non di infiltrare, ma di possedere questo territorio. Qui c’è il crimine di Vibo, ci sono i Mancuso e ciò dimostra che questi soggetti devono essere combattuti non solo sul piano militare. Il reale problema è che in Italia l’organizzazione mafiosa egemone è la ‘ndrangheta”

Il direttore dello Sco, FAUSTO LAMPARELLI aggiunge: “Si osserva il grado di infiltrazione della ‘ndrangheta oltre che nell’ala militare anche su altri campi. Pensate che dirimono perfino dissidi di carattere privato sul territorio, ciò vuol dire che non ci si rivolge alle istituzioni. Parliamo di una costa controllata fattivamente da più cosche anche nell’apparato amministrativo. Le indagini servono per cercare di eradicare il fenomeno e colpire l’ala militare affaristica a imprenditoriale dell’organizzazione.

GIANNI ALBANO, capo della squadra mobile di Vibo Valentia Parla di “tassa turistica”, una mazzetta che “gli imprenditori avevano accettato di pagare per mettersi a posto con le famiglie di ‘ndrangheta”. Il dirigente afferma inoltre che “per poter lavorare serenamente bisognava mettersi a posto con la famiglia della zona e la possibilità di investire i proventi illeciti non conosce limiti e confini: B&B e simili ma anche attività di contraffazione di vini che venivano comprati in Puglia su cui venivano applicate etichette al fine di venderli per vini di qualità superiore. Inoltre, le famiglie erano interessate alla ricettazione e riciclaggio di mezzi d’opera con trasbordo degli stessi verso l’estero”.

Con l’operazione Olimpo  per la prima volta è entrato in azione il Sisco (Sezione investigativa sistema centrale operativo), una struttura dello Sco che si occupa di criminalità organizzata la cui operatività è entrata in vigore il 16 gennaio. Il procuratore Gratteri ha spiegato che il Sisco corrisponde a quella che un tempo era la Criminalpol che venne sciolta quando era ministro degli Interni Giorgio Napolitano.

Al link seguente del giornale “Calabria 7”  la conferenza stampa dell’operazione Olimpo (al minuto  11.30  l’intervento del dirigente della squadra mobile di Vibo Valentia dott. Gianni Albano)

https://www.facebook.com/www.calabria7.it/videos/713367653702138/

 

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