Pillole di Storia: «Polizze di guerra per morire assicurati»

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“Polizza speciale di assicurazione mista a favore dei combattenti”

Una piccola storia vegliese che rispecchia quella di migliaia di storie italiane a cura dello studioso di Storia Locale Cosimo Fai

(>>>Pillole di Storia Locale)

VEGLIE – Una simpatica ricerca di Cosimo Fai nata per caso porta alla luce l’esistenza di Polizze Assicurative a favore dei Militari Combattenti, molte della quali rimaste “dormienti”.

Di seguito l’articolo di Cosimo Fai:

Polizze di guerra per “morire assicurati”

Rovistando nei cassetti di vecchi mobili dimenticati o lasciati in eredità da anziani parenti, qualche volta si ha la ventura di trovare vecchie foto ingiallite di familiari, lettere conservate e dimenticate o strani documenti che attirano la nostra curiosità facendoci scoprire singolarità impensabili.

Cosi è capitato all’amico Salvatore Vetrano quando ha ritrovato, tra le varie carte conservate dalla moglie Claudia, una polizza di assicurazione sottoscritta dal nonno di lei, Casilli Cosimo classe 1889, di Giovanni e Milanese Antonia, militare della  prima guerra mondiale.

La segnalazione di questo documento ha suscitato in me una notevole curiosità, poiché questo era un “aspetto” del nostro passato, e del periodo della “Grande Guerra” di cui non ero a conoscenza.

Da poco abbiamo celebrato il centenario della entrata in guerra dell’Italia nella prima guerra mondiale, la così detta “Grande Guerra”.  “Grande” solo per il numero degli stati coinvolti, da tutti i continenti del mondo,  e per l’alto numero di vittime tra i militari e i civili. Uno dei più sanguinosi conflitti della storia del genere umano.

La stima del numero totale delle vittime ancora oggi non è definito con certezza. Si stima che siano morti da 16 milioni a più di 17 milioni di persone tra militari e civili (questi ultimi oltre 7 milioni). L’Italia ebbe sui campi di battaglia e nei territori di guerra oltre un milione e duecento mila vittime di cui circa 660.000 militari.

Si dice “La guerra è guerra e gli affari sono affari”, e fu così che l’Istituto Nazionale delle Assicurazioni (INA) in seguito a un decreto del governo in carica si inventò una “Polizza speciale di assicurazione mista a favore dei combattenti”. La polizza, che presenta alcuni aspetti alquanto curiosi per non dire “cavillosi”, fu sicuramente propagandata tra le truppe al fronte e fatta stipulare nei vari reparti di appartenenza.

 Il documento, infatti, oltre alle firme prestampate del Presidente del Consiglio di Amministrazione, del Consigliere Delegato (INA), del Ministro del Tesoro, del Ministro per l’Industria il Commercio e del Lavoro, porta in calce la firma del militare assicurato, del Comandante e il timbro del reparto di appartenenza.

Di questi contratti gratuiti di assicurazione, simbolo di riconoscenza e, nello stesso tempo, importante mezzo di propaganda per la diffusione della previdenza assicurativa, si avvalse anche il soldato Cosimo Casilli di Giovanni, nato a Veglie nel 1889, che stipula una assicurazione in favore di Milanese Antonia, la propria mamma.

Queste assicurazioni furono istituite con Decreto Luogotenenziale 10 dicembre 1917 n.1970, che all’art. 1 stabilisce:

L’Istituto Nazionale delle Assicurazioni è autorizzato ad emettere le seguenti polizze di assicurazione, completamente liberate da ogni obbligo di pagamento di premio, a favore di militari e graduati di truppa combattenti: 
a) per un capitale di L. 500 a favore di soldati e per un capitale di L. 1000 a favore di sottufficiali, pagabile immediatamente dopo la morte degli assicurati, qualora questa avvenga in combattimento, per ferite riportate combattendo o a causa di malattia dovuta al servizio di guerra. La somma sopraindicata sarà corrisposta alle persone designate in polizza senza pregiudizio del diritto alla liquidazione della pensione privilegiata di guerra .

Le polizze iniziarono ad essere consegnate nell’anno 1918 ai militari, che dovevano completarle indicando i beneficiari e consegnarle ai propri comandi in busta aperta; il comandante verificava che venissero spedite solamente le polizze e certificava, scrivendolo sulla busta, che non vi erano corrispondenze da sottoporre a censura ed avviava i plichi alla spedizione per mezzo dell’ufficio di posta militare.

Per le spedizioni di tutti i documenti necessari l’INA predispose delle buste con l’intestazione “Istituto Nazionale Assicurazioni” e con, in un riquadro in alto a destra nella posizione destinata al francobollo, la scritta “Franchigia Postale”. Le spedizioni furono fatte dagli uffici di posta militare, principalmente in raccomandazione di servizio, con cartellino rosa, ma anche con posta ordinaria.

Non è scopo di questo articolo dare indicazioni sulla validità o meno di simili documenti al giorno d’oggi. Mi piace solo riportare la notizia, più che altro una curiosità, che sono 4 milioni gli italiani beneficiari di polizze vita sottoscritte da parenti militari defunti dei quali le compagnie di assicurazioni non conoscono quale fine abbia fatto l’assicurato e chi possa essere  il legittimo erede della polizza.

Un “tesoretto” nascosto che si cela dietro le cosiddette polizze dormienti che potevano essere “svegliate” entro 10 anni dalla scadenza. Purtroppo molto spesso i potenziali beneficiari non si fanno avanti perché non sanno di essere i legittimi eredi.

Con buona pace di chi ci ha rimesso i “soldi” (poco male) e spesso “la vita” (vero dramma).

11 Aprile 2019

Cosimo Fai

 

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