Giovanni Caputo: «2 Giugno 1946, una data storica che segnò la nascita della Repubblica Italiana»

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Il prof. Giovanni Caputo con una lettera  ricorda lo storico referendum del 2 Giugno 1946 che “proclamò la Repubblica per libera scelta di popolo” 

Lettera del prof. Giovanni Caputo:

Festa della Repubblica

Il 2 giugno 1946 fu una data storica: una repubblica venne proclamata per libera scelta di popolo, mentre era ancora sul trono il Re, e segnò la prima partecipazione delle donne al voto.

Per 85 anni, di cui venti di dittatura fascista, l’Italia era stata una monarchia, ma gli eventi sanguinosi della Seconda Guerra Mondiale avevano cambiato gli uomini, le donne e gli scenari del mondo e quindi era necessario al paese un nuovo ordinamento istituzionale.

I cittadini italiani furono chiamati al voto, per esprimere la loro preferenza su quale forma di governo avrebbe avuto il Paese, dopo la sconfitta del nazifascismo e la liberazione da parte delle forze partigiane e alleate il 25 aprile 1945.

Fu un voto che vide la partecipazione dell’89% degli aventi diritto e un paese diviso: il Sud sostenne il regno e il Nord scelse la repubblica.

Alla fine, con i 12.717.923 di voti contro i 10.719.284 di voti monarchici, il popolo italiano dettò all’Assemblea Costituente, contestualmente eletta, il primo comma della Costituzione.

Quel voto, carico dal peso di una guerra sanguinosa durata sei anni e del giudizio sulla stessa monarchia, ritenuta compromessa con il precedente regime, darà la spinta alla nascita di uno Stato, nel quale verranno affermati non soltanto i diritti individuali e i diritti sociali, ma anche l’esistenza dei diritti delle comunità intermedie che vanno dalla famiglia sino alla comunità internazionale.

È la nostra Costituzione che Piero Calamandrei, in un famoso discorso ai giovani tenuto alla Società Umanitaria il 26 gennaio 1955, così illustra: «Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione.»

Ora si tratta di trovare la forma perché la narrazione rimanga impressa nelle coscienze dei nostri concittadini e diventi memoria collettiva da tramandare alle nuove generazioni, affinché sappiano che una comunità ha il dovere di conservare e valorizzare in forma critica i privilegi e le contraddizioni che riceve dalla storia.

Giovanni Caputo

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